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Soldi al Muse: uno spreco di risorse

Gentile direttore del Trentino,

nei giorni scorsi abbiamo assistito ad uno spettacolo molto ben reclamizzato e sponsorizzato: l’inaugurazione del Muse, che dovrebbe portare lustro e gloria alla città di Trento e all’intera nazione. Ho assistito alla cerimonia, da semplice spettatore, curioso come tanti altri cittadini di verificare se il gioco vale la candela. Se, in altri termini, la nuova struttura, sorta a pochi passi dal nuovo quartiere residenziale quasi come una sorta di faro, è parte di un progetto culturale e urbanistico che porterà dei vantaggi per i cittadini. Oppure, se si tratta di una iniziativa destinata solo a pochi gruppi di interesse.

Non discuto del pregio architettonico dell’opera, perché il punto è un altro: possiamo permetterci questo enorme impiego di risorse, di realizzazione e di esercizio, mentre si negano i fondi ai servizi primari per i cittadini? È fondamentale investire nella cultura, ma è meno importante finanziare la scuola e la sanità, due settori che l’attuale amministrazione provinciale sta progressivamente desertificando? E ancora, è ragionevole considerare il Muse un grande investimento se per il pareggio di bilancio di una struttura dai costi, questi sì, fantascientifici, serviranno quasi 1 milione di visitatori l’anno?

La risposta a queste domande, a mio avviso, è sempre negativa. Perché il nuovo Museo delle Scienze di Trento è il classico esempio di lucciola scambiata per lanterna: molta scenografia e tanti effetti speciali, ma dietro gli 80 milioni stanziati per realizzare l’opera si nascondono gli enormi tagli ai servizi pubblici. La Provincia ha un buco nella mano sinistra, un pozzo senza fondo per i carrozzoni pubblici, e nella mano destra impugna il machete per tagliare i servizi essenziali.

Incurante della crisi che incombe sui trentini, la Provincia ha voluto costruirsi il proprio faraonico monumento elettorale, che certo servirà anche a dare valore aggiunto al quartiere delle Albere. Ma a farne le spese sono la sanità, che ha subito una riduzione dei fondi di 100 milioni in 3 anni, e la scuola, che quest’anno è stata colpita da tagli complessivi per 10 milioni di euro. Questo significa meno posti letto e meno sezioni scolastiche, a favore di una struttura museale che ha dei costi di gestione pari a 8 milioni di euro ogni anno. Insomma, una cattedrale nel deserto.

Ognuno ha le sue muse ispiratrici e il presidente Pacher ha ampiamente dimostrato di lasciarsi guidare allegramente dalle istanze dei palazzinari. Al MoVimento 5 Stelle, invece, interessano i problemi reali dei cittadini a partire dall’accesso alla sanità e all’istruzione, due diritti che sono sempre più messi a rischio dalla Provincia di Trento.

Riccardo Fraccaro

Lettera-MUSE-di-Riccardo

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