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Scuola trentina: si torni a investire su istruzione pubblica e a valorizzare ruolo docente

Punta il dito sulla “Buona scuola” e sulla formazione professionale privata il MoVimento 5 Stelle del Trentino, che ieri a Trento ha organizzato una serata dedicata alla scuola locale e nazionale. Assieme a ospiti della scuola e dell’università (Diego Quaglioni, Giovanna Giugni, Silvia Marchetti e Matteo Dalla Torre) e al folto pubblico di insegnanti intervenuti, il MoVimento 5 Stelle per voce dei suoi rappresentanti, Gianluca Vacca (Commissione istruzione Camera), Riccardo Fraccaro e Filippo Degasperi ha ribadito la necessità, anche in Trentino, di una scuola pubblica, inclusiva, di qualità. Il contrario di quanto avviene in provincia di Trento, hanno sottolineato i Cinque stelle, dove da circa vent’anni le giunte di centrosinistra hanno messo in atto una vera e propria manovra di provincializzazione e privatizzazione, culminata nella “Buona scuola” di Renzi e del presidente Rossi.

A farne le spese è stata soprattutto la formazione professionale, che in Trentino è quasi completamente affidata alla gestione di enti privati, spesso di natura confessionale e diretti da politici o ex politici, a differenza di quanto avviene in Alto Adige, dove la gestione è pubblica. A questi enti privati la Provincia riconosce la copertura del 100% dei costi (gli stanziamenti per il triennio in corso sfiorano i 150 milioni di euro) e fornisce gratuitamente laboratori, uffici, impianti e attrezzature: «Tutto questo – hanno dichiarato Fraccaro e Degasperi – per affidamento diretto, cioè senza concorso, con controlli solo formali sulla qualità dell’insegnamento, sul sistema di assunzioni e sulla tutela degli insegnanti». Proprio per i contributi milionari, gli enti di formazione professionale privata sono stati oggetto di una ispezione dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), che per i Cinque stelle conferma la fondatezza delle loro numerose denunce. Oltre che in Consiglio provinciale, infatti, il caso è arrivato anche a Roma e al Parlamento europeo.

Nel mirino anche il modello della Buona Scuola renziana a cui anche la scuola trentina di Rossi si è ispirata. «Una scuola – spiega Fraccaro – dove i docenti vengono assunti secondo criteri discrezionali del dirigente, una scuola che deve cercare sponsor privati per integrare i suoi magri bilanci e così facendo perde libertà e indipendenza. Il sistema che Rossi sta introducendo in Trentino è un sistema che penalizza insegnanti e studenti e danneggia eccellenze scolastiche come la formazione professionale pubblica, fiore all’occhiello dell’istruzione trentina, penalizzata da un precariato che supera il 50%».

Degasperi ha ricordato come il precariato sia strettamente collegato al sistema di reclutamento, che in Trentino manca di regole definite e uniformi: «Siamo arrivati al punto che oggi in Provincia di Trento non si sa come si diventi insegnanti: le regole vanno definite una volta per tutte, salvaguardando chi rischia di essere penalizzato anche dopo molti anni di insegnamento e si vede scavalcare da figure inserite con imposizioni dall’alto».

Per i Cinque stelle la Provincia, che ha il vantaggio di gestire tutta la filiera formativa (dall’asilo nido fino alle superiori), sta sprecando un’opportunità (peraltro contemplata anche dalla legge Salvaterra), quella di creare un percorso unitario per contenuti, personale e struttura. «Manca una visione strutturale del sistema scolastico e la gestione è frammentata: con le politiche del centrosinistra il rischio – per Fraccaro e Degasperi – è che venga declassata a strumento di controllo e potere, con riflessi pericolosi sulla qualità dell’insegnamento».

La soluzione per i Cinque Stelle è riportare tutto in mano pubblica, in accordo con quanto previsto anche dal programma nazionale sulla scuola, illustrato ieri a Trento dal deputato pentastellato Gianluca Vacca. Un programma con sette soluzioni, frutto di una larga condivisione, perché elaborato sulla base delle proposte degli iscritti alla piattaforma Rousseau: aumento degli stanziamenti pubblici per la scuola, stop con i finanziamenti alla scuola privata, lotta ai diplomifici, adeguato numero di alunni per classe, un piano per l’assorbimento dei docenti precari e un sistema di reclutamento che impedisca la formazione di sacche di precariato in futuro, ampliamento dell’offerta formativa e attenzione alla qualità dell’insegnamento.

«Per il M5S – hanno concluso –, è necessario invertire drasticamente la rotta e tornare a una gestione – anche finanziaria – pubblica e trasparente».

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