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Sanità trentina allo sbando: sistema immorale, iniquo ed economicamente insostenibile che va corretto

ZeniLuca«Di fronte alla situazione della sanità trentina sorgono spontanee alcune riflessioni: le notizie allarmanti che leggiamo sui giornali delineano un approccio schizofrenico alla materia da parte di Rossi e Zeni e la chiara mancanza di una politica di sistema». Il deputato M5S Riccardo Fraccaro accende i riflettori sulle magagne della sanità trentina e, ripercorrendone puntualmente gli errori, arriva a formulare delle ipotesi correttive. «Anche la Provincia di Trento si è adeguata alla moda renziana: prima ha annunciato la riduzione della pressione fiscale, poi ha introdotto i ticket sulle ricette e sulle prestazioni specialistiche, che colpiscono le fasce più deboli. Mentre si chiedono ulteriori sacrifici ai cittadini, che già versano nelle casse provinciali un miliardo di euro all’anno per la sanità, non ci pare giusto che una parte dei ticket venga rimborsata ai dipendenti pubblici attraverso Sanifonds, il fondo sanitario privato che invece di limitarsi a integrare le prestazioni già fornite anche gratuitamente dal servizio sanitario provinciale, di fatto si sovrappone, diventando una sorta di servizio sanitario parallelo gestito dai privati ma pagato con la fiscalità pubblica. Ma non è finita qui: scansata la Borgonovo, Rossi e Zeni proseguono a barra dritta con il NOT (di cui non si sa ancora la collocazione, ma intanto piovono i ricorsi e l’ipotesi di project financing è naufragata), il depotenziamento degli ospedali di valle, la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti, la riconferma di Flor con la sua paga profumata. A tutto questo corrisponde una maggiore efficienza? Assolutamente no. Oggi la Provincia dichiara che l’ospedale Santa Chiara è obsoleto. E questo nonostante i 138 milioni di euro spesi negli ultimi 10 anni (ma Rossi sostiene che siano “solo” 75 milioni). La mobilità sanitaria passiva è alle stelle (nel 2014 è costata alla Provincia 17 milioni di euro), i tempi di attesa si allungano inesorabilmente, ma i medici trovano comunque il tempo di visitare privatamente i pazienti. Mentre sulla pericolosità delle nomine politiche nella sanità ricordiamo il caso del medico senza laurea, scelto come responsabile del reparto ginecologia e ostetricia dell’ex ospedale di Riva dall’allora presidente del comprensorio.

Non ci vuol molto a capire quanto il sistema sia immorale, iniquo ed economicamente insostenibile. Ma i problemi della sanità trentina si possono risolvere: e tutto parte da una selezione pubblica dei dirigenti trasparente ed efficace, che premi il merito, e con una gestione degli acquisti e degli appalti improntata su criteri di trasparenza e rotazione degli incarichi. Il divieto di conflitto di interessi deve diventare la norma: se un medico lavora per il pubblico non può lavorare per il privato».

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