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Sait: Fraccaro (M5S) interroga il ministro Poletti su licenziamenti e presunta esternalizzazione

Mentre la trattativa tra società e sindacati continua a ritmi serrati, il caso dei 116 licenziamenti del Sait arriva in Parlamento, con un’interrogazione in Commissione lavoro (qui) dei deputati M5S Riccardo Fraccaro e Tiziana Ciprini al Ministro Poletti. «Non solo – spiega Fraccaro – per chiedere al Governo di verificare i presupposti e la trasparenza delle procedure (Cgis e licenziamento collettivo) avviate dal Sait, ma anche per fare chiarezza sulla presunta esternalizzazione messa in atto dalla società in questi anni a scapito dei dipendenti».

«Dallo scorso aprile – spiega Fraccaro – 389 lavoratori sono in cassa integrazione a zero ore e adesso 116 di essi rischiano di essere licenziati, con la motivazione della crisi economico-finanziaria. Crisi che, tuttavia, stando ad alcune segnalazioni di Filcams-Cigl del Trentino, pare non abbia impedito al Sait di esternalizzare in questi anni parti di lavoro a una cooperativa locale, con cui avrebbe stipulato un contratto di esternalizzazione molti anni prima di collocare i dipendenti in cassa integrazione. Movimentazione e scarico merci, servizio navetta tra magazzini e organizzazione del magazzino “Salumi e latticini”: queste le attività che sembra siano state ulteriormente esternalizzate, mentre prima erano affidate a personale Sait. Ad agosto Filcams ha sollecitato l’intervento ispettivo dell’Ufficio del Lavoro, ma non è noto l’esito della richiesta. È una situazione che esige un immediato chiarimento: se è vero che Sait avrebbe fatto ricadere sul pubblico il costo dei dipendenti, affidando a una ditta esterna il loro lavoro, questo sarebbe contrario alle norme relative alla Cassa integrazione. E pensare che col verbale di consultazione sindacale del 21 marzo 2017, Sait si era anche impegnato a salvaguardare i lavoratori in esubero, attraverso misure come il richiamo, la ricollocazione formativa e la riqualificazione professionale. Ora vorrebbe licenziarne 116 senza tanti complimenti: noi invece vogliamo che la questione sia chiarita. Non è accettabile – conclude il portavoce – che i lavoratori debbano sobbarcarsi interamente il prezzo della crisi, mentre coloro che hanno assunto rischi e scelte sbagliate non si assumano alcuna responsabilità».

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