Riccardo Fraccaro BLOG

Renzi SpA: la scalata alle aziende pubbliche del premier democristiano

 

1389812001-renzi3Con l’infornata di nomine nelle società partecipate, il bluffatore professionista ha scoperto le carte del suo gioco: Renzi ha fatto le scarpe a Letta per piazzare i propri uomini nelle strutture economico-finanziarie del Paese. Il furbetto fiorentino si è fatto nominare premier per realizzare la scalata alle aziende di Stato con un’operazione che si inserisce nel solco della peggiore tradizione democristiana. Renzi ha infatti rispolverato il “Governo ai margini” della Prima Repubblica: ovvero, l’utilizzo del potere politico per la costruzione del consenso attraverso una rete clientelare estesa anche alle periferie dello Stato, come appunto le aziende pubbliche. Il premier sta occupando le istituzioni in maniera spregiudicata, sostituisce la proposta di governo con la mera gestione degli interessi di parte. La sua parte, ovviamente: nasce così la Renzi SpA, una immensa società per azioni che ha conquistato a suon di nomine. Indagati, riciclati della casta, soggetti in conflitto di interessi, amici degli amici e berlusconiani: ecco chi sono i manager scelti per guidare le società partecipate, alla faccia dei requisiti della competenza, dell’onorabilità e della terzietà.

Renzi non si è fatto scrupoli a strumentalizzare la parità di genere pur di camuffare le sue manovre clientelari. Neppure una delle donne nominate ha il ruolo di amministratore delegato delle aziende, le scelte sono evidentemente all’insegna delle “quote lobby” più che di quelle rosa. Marcegaglia, partner storica del centrodestra e sponsor delle biomasse, è stato nominata presidente Eni nonostante il suo conflitto di interessi e la condanna del fratello per corruzione: per Renzi poco importa, ai poteri forti lui obbedisce e basta. Todini fa il bis: consigliere del cda Rai per volere di Berlusconi, viene promossa presidente delle Poste dove certamente saprà mettere a frutto la propria esperienza televisiva insieme all’ex portavoce di Casini, Rao, e a Dall’Orto, noto frequentatore della Leopolda.

Non solo Renzi mette destra, centro e sinistra sotto lo stesso tetto democristiano, ma accoglie anche chi ha guai giudiziari: come Mancuso, il banchiere alfaniano rinviato a giudizio per aggiotaggio, oppure Bianchi, suo avvocato personale e presidente della Fondazione Big bang sotto inchiesta della Corte dei Conti, entrambi nel cda dell’Enel. Per non parlare di Moretti, indagato per la strage di Viareggio, che si è lamentato per il basso stipendio ricevuto alle Fs ed è stato promosso a Finmeccanica. Ma soprattutto, il burattino di Firenze ricompensa i suoi finanziatori: come Landi, che ha versato soldi per la campagna elettorale di Renzi ed è stato nominato nel cda di Finmeccanica. All’Eni sono andati invece Seracini, commercialista del premier e presidente della società di raccolta fondi che ha racimolato per lui ben 750mila euro, e Moriani, che siede nella Intek group, di proprietà di uno dei principali finanziatori di Renzi: l’imprenditore Vincenzo Manes. Anche Katia Bastoli, in quota Terna, è stata scelta perché non si è persa una Leopolda.

Ciliegina sulla torta: Renzi ha speso ben 60mila euro di soldi pubblici per una consulenza ad due società di head hunting, la Spencer & Stuart e la Korn Ferry, incaricate di selezionare i curriculum dei top manager. Poi, invece di procedere alla designazione di manager qualificati, premiando il merito e la professionalità con una procedura pubblica e trasparente, si è impossessato delle quote azionarie delle società partecipate affidandole alle lobby, ai partiti e ai suoi sgherri. Renzie è il segretario del Partito Democristiano, altro che il nuovo rottamatore: è solo un ferrovecchio usato dai poteri forti per arginare l’ondata di rivoluzione democratica del M5S. Presto, molto presto, sarà spazzato via insieme alle caste che si ostinano a restare incollate alle poltrone del potere. Le stelle brillano sempre quando è più buio. Vinciamo noi!

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