Riccardo Fraccaro BLOG

Renzi non ha una strategia sul terrorismo! A parte quella di fare affari con chi lo sostiene

191115_aRenzi, parlando delle contromisure da adottare dopo l’attentato di Parigi, ha dichiarato: “Verranno stanziati più soldi per la sicurezza”. Nello stesso momento il M5S presentava un emendamento per aumentare i fondi ai servizi di intelligence e il Pd votava contro. Quindi la strategia del Governo non è quella di investire sulla sicurezza, anche perché la legge di stabilità ha tagliato 500 milioni di euro al comparto.

Il Pd ha approvato il rifinanziamento delle missioni all’estero impiegando altri 300 milioni, che si aggiungono ai 13 miliardi di euro spesi negli ultimi 10 anni. Ogni soldato in più in Afghanistan e nelle altre zone è un uomo in divisa in meno sul nostro territorio. La strategia di Renzi è forse quella di dichiarare guerra? No, ha detto: “il tema non è se bombardare o meno la Siria”. Deve averglielo consigliato il suo alleato Alfano, che ha sciaguratamente bombardato la Libia con l’approvazione del Pd.

Allora quale è il tema? Che “Il Giubileo si farà”. Bene, però mancano 3 settimane e non è ancora stato stanziato un euro per l’evento. Nel frattempo l’Fbi ha allertato l’Italia sui rischi di possibili attentati verso obiettivi sensibili, a partire da piazza San Pietro. Il M5S ha proposto di togliere le auto blu alla casta e darle alle forze dell’ordine, ma il Pd non è d’accordo. Forse la strategia del Governo è di aumentare i controlli direttamente alle frontiere? Nemmeno. Secondo Renzi bisogna “puntare sullo sport giovanile” (testuale).

Quindi per il Governo non bisogna investire in sicurezza, non bisogna cercare soluzioni politico-diplomatiche alla crisi dell’area siriana e nemmeno aumentare i livelli di protezione ai nostri confini. L’unica strategia del Governo è quella economica: ma non nel senso di sanzionare i Paesi che sostengono il terrorismo, al contrario di stringerci affari come è avvenuto con la vendita di cacciabombardieri al Kuwait e di sistemi d’armi all’Arabia Saudita. Perché il nominato premier non fa gli interessi dei cittadini, ma delle lobbies.

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