Riccardo Fraccaro BLOG

Renzi, in 100 giorni 14 dl e 13 fiducie. Prossima riforma: l’abolizione di Montesquieu

camera_640Prosegue il nostro appuntamento settimanale con la fiducia posta dal Governo: dal giorno suo insediamento, poco più di tre mesi e mezzo fa, il ministro Boschi ha preso la parola in Aula per ben 13 volte. Sempre per annunciare la questione di fiducia. In media, una ogni 7 giorni. Tanto varrebbe promulgare solo regi decreti. E infatti anche per i decreti legge la media è la stessa: quattro al mese, ovvero 14 in 100 giorni. Le nostre proposte di legge sono sul tavolo dall’inizio della legislatura, è davvero arrivato il momento che il Governo la smetta di agire d’imperio ed inizi a confrontarsi con il Parlamento.

 


Renzi ci ha preso gusto, evidentemente per lui le fiducie sono come le ciliegie: una tira l’altra. Eppure il Governo dovrebbe ricorrere alla questione di fiducia solo per i provvedimenti considerati di vitale importanza per realizzare il proprio programma politico. Infatti, la stessa sopravvivenza dell’Esecutivo viene vincolata alla loro approvazione e, quindi, la fiducia andrebbe posta solo come ultima ratio. Con essa il provvedimento viene blindato, si manda al macero il contributo dell’opposizione e la maggioranza è costretta ad approvarlo se vuole restare in carica.

 


Per giunta, si tratta per lo più di fiducie poste su decreti: come detto, 14 dl in soli 100 giorni. Ogni settimana il Governo espropria le Camere dalla funzione legislativa che la Costituzione stabilisce. E per giunta lo fa con provvedimenti che non hanno i requisiti di omogeneità, straordinarietà ed urgenza prescritti dalla Carta fondamentale. Insomma, le più basilari regole democratiche vengono calpestate: il Governo impone un provvedimento a scatola chiusa nella forma di decreto legge e lo approva tramite il ricatto della questione di fiducia.

 


Siamo di fronte ad un sostanziale commissariamento delle istituzioni, una puntuale somministrazione di veleno nella linfa della democrazia parlamentare. Che si riflette anche nel tessuto politico e civile del Paese, quando il premier e segretario Pd si autonomina Giudice d’Italia e decide che Orsoni non si deve ricandidare, mentre i sottosegretari indagati e gli alleati decaduti possono restare. Più che ad abolire il Senato, Renzi è interessato ad abolire Montesquieu. Dalla separazione dei poteri all’accentramento del potere.

 


Visto che non sta approvando neppure una delle riforme al mese che aveva promesso, forse è meglio che la smetta di sfornare decreti-slide abusando del ricorso alla fiducia e della decretazione d’urgenza per fare spot e propaganda. Si occupi degli atti concreti, già presentati in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle, sul lavoro, l’economia, il fisco, la corruzione, l’evasione fiscale, il conflitto di interessi e via discorrendo. Il Paese ha bisogno di proposte. E soprattutto di democrazia.

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