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Referendum trivelle: Renzi e il PD violano il Codice di buona condotta sui referendum e calpestano il diritto all’informazione

referendum trivelle«A pochi giorni dal referendum sulle trivelle la maggioranza dei cittadini ancora non ha chiari i contenuti della consultazione, le ragioni del sì e quelle del no. E questo a causa del preoccupante vuoto di informazione che circonda questo tema così importante. Con il silenzio assordante di queste settimane il PD di Renzi sta violando spudoratamente il Codice di buona condotta sui referendum e il Consiglio d’Europa: un atteggiamento del tutto antidemocratico che non possiamo in alcun modo tollerare». Lo afferma il deputato M5S Riccardo Fraccaro che nell’interpellanza parlamentare depositata in questi giorni non solo critica la grave carenza di informazione sul referendum del 17 aprile, ma denuncia anche il mancato adeguamento dell’Italia al Codice di Buona Condotta sui referendum approvato nel 2008 dalla Commissione di Venezia e accolto dal Consiglio d’Europa per la promozione e il rafforzamento della democrazia. «Secondo il Codice di buona condotta – spiega Fraccaro – in caso di referendum le autorità sono chiamate a fornire informazioni obiettive, cioè a mettere a disposizione degli elettori con sufficiente anticipo il testo sottoposto a referendum e materiale imparziale da parte dei sostenitori e degli oppositori della proposta. A due settimane esatte dal referendum sulle trivelle siamo ancora al nulla di fatto. L’Italia dimostra di essere, ancora una volta, il fanalino di coda delle democrazie occidentali: dalla Svizzera, all’Oregon, alla California, per le consultazioni referendarie è previsto l’invio agli elettori del materiale informativo, nonché il voto per corrispondenza per ridurre i costi. E non esiste quorum. In Italia, invece, non si fa informazione, c’è il quorum al 50% e Renzi e il PD invitano tutti ad andare al mare, facendosi beffe della Costituzione. Ma non è finita qui, c’è di peggio: dal 2014, con la legge di Stabilità, hanno anche tagliato gli stanziamenti per gli spazi di propaganda elettorale. I partiti non tagliano i privilegi, ma le risorse per garantire l’espressione della volontà popolare! È la dimostrazione lampante che questo governo teme la democrazia: non diamogliela vinta e il 17 aprile rechiamoci in massa alle urne a votare sì!»

 

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