Riccardo Fraccaro BLOG

Referendum senza quorum: decide chi partecipa. Per riconquistare la sovranità servono cittadini attivi

La crisi che sta vivendo la nostra democrazia è anzitutto una crisi di partecipazione, ovvero della possibilità che i cittadini hanno di incidere direttamente sui processi decisionali. L’esito elettorale è stato chiaro, si è tradotto in una maggioranza parlamentare e in un programma di Governo pienamente legittimato. Eppure il risultato è la nascita di un Esecutivo tecnico che non corrisponde alla volontà dei cittadini. Il 2 giugno ci vedremo tutti in piazza per dimostrare che un popolo attivo e consapevole può far rispettare la propria volontà, che può far prevalere gli interessi del Paese su quelli dello spread.

Vogliamo che la partecipazione dei cittadini nella definizione delle politiche pubbliche sia sempre maggiore, per questo abbiamo inserito nel Contratto di Governo la proposta di eliminare il quorum nelle consultazioni referendarie. Oltre a essere il primo passo per consentire ai cittadini di concorrere attivamente ai processi decisionali, l’abolizione del quorum è anche il punto di partenza per l’evoluzione verso la democrazia integrale, cioè l’unione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta.

Il quorum rappresenta l’ostacolo principale alla partecipazione: anziché premiare i cittadini attivi e responsabili che si recano alle urne, li penalizza. In un contesto politico e sociale in cui la disaffezione alla politica ha raggiunto livelli allarmanti, il quorum rappresenta un ostacolo anacronistico, che disincentiva la partecipazione e legittima l’astensionismo, creando un danno enorme alla democrazia.

Eliminando il quorum si può sconfiggere l’astensionismo e incentivare la partecipazione, valorizzando l’impegno dei cittadini attivi che si informano e vanno a votare per dare un indirizzo politico vincolante alla classe che governa. Già nella scorsa legislatura mi ero impegnato affinché il principio della partecipazione popolare avesse piena e completa realizzazione. Avevo depositato una proposta di legge in materia di referendum che ho ripresentato in questa legislatura (http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/49564.htm), raccogliendo le raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa che rappresenta il più autorevole organo di giuristi in materia di ordinamento democratico. Ed è proprio la Commissione di Venezia a raccomandare di non prevedere né un quorum partecipativo, né un quorum approvativo (approvazione da parte di una percentuale minima di elettori registrati).

Esprimendosi su un caso specifico che riguarda l’Italia (disegno di legge di iniziativa popolare in materia di democrazia diretta presentato presso il Consiglio provinciale di Trento nel 2012), la Commissione ha spiegato che il quorum di affluenza produce due principali effetti negativi: in primo luogo, le astensioni sono assimilabili ai voti contrari; in secondo luogo, i voti espressi a favore una proposta che non raggiunge il quorum risultano inutili. A riguardo, la Commissione ha anche specificato che il quorum spinge gli avversari a incoraggiare l’astensione, con grave danno per la democrazia (http://www.venice.coe.int/webforms/documents/…).

La partecipazione dei cittadini deve tornare centrale, la democrazia rappresentativa va rafforzata con gli strumenti di democrazia diretta perché non vi siano ingerenze di sorta e la sovranità sia esclusivo appannaggio del popolo. Il cambiamento è solo rimandato, riprendiamo il futuro nelle nostre mani.

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