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Progetto teleriscaldamento Valdaone: il M5S interviene con un’interrogazione provinciale e un’interpellanza parlamentare

spesa-pubblicaSulla genesi e sulla sostenibilità economica del progetto di teleriscaldamento di Daone, Bersone e Praso (comune di Valdaone) il M5S del Trentino sta cercando di fare chiarezza. Dopo aver rilevato pesanti criticità sulla sostenibilità finanziaria e alcuni passaggi procedurali poco chiari, il deputato Riccardo Fraccaro si è attivato con un’interpellanza per accertarsi della regolarità delle procedure in ordine all’istruttoria per la richiesta d’accesso al fondo Kyoto, mentre il consigliere provinciale Filippo Degasperi ha presentato un’interrogazione per chiarire l’ottenimento del contributo provinciale dall’APIAE. Con un’azione congiunta, quindi, il discutibile progetto di teleriscaldamento approda all’attenzione del Presidente della Provincia Rossi e del Ministro dell’Ambiente. In ballo ci sono, infatti, cospicue risorse provinciali e ministeriali, queste ultime legate al Fondo Kyoto e lo scopo è di verificare la regolare esecuzione delle iniziative finanziate, nonché la loro conformità al progetto presentato, incluse le eventuali varianti finora apportare e le modalità di approvazione, il rispetto dei tempi e delle modalità degli investimenti ammessi.
Quello della sostenibilità economico finanziaria, sottolineano i portavoce M5S, è il nodo critico, che ha segnato il progetto fin dalla sua genesi nel 2010 e che preoccupa perché andrebbe a incidere anche sulle casse del Comune, esso stesso attore del progetto in base a una specifica convenzione. «Il contributo provinciale a partire dal 2013 – spiegano Fraccaro e Degasperi – si è concretizzato in 313.718 euro all’anno, che saranno versati da qui al 2016. Il finanziamento statale, invece, consiste in un erogazione di credito tramite il Fondo Kyoto, per un totale di poco più di 3 milioni di euro per 120 mesi con un tasso di interesse dello 0,25%. Nonostante queste massicce sovvenzioni, però, il progetto manca totalmente di sostenibilità economica e finanziaria.
Lo ha appurato nel 2014 lo studio del perito industriale Dallago, che valutando il progetto originario ha rilevato un saldo negativo di 50 mila euro all’anno (una perdita che dovrà eventualmente essere imputata anche nel bilancio comunale, in proporzione alla quota di partecipazione) e lo hanno confermato anche il segretario comunale e il funzionario del servizio finanziario del comune di Bersone, che hanno messo in luce preoccupanti discordanze sulla modalità di erogazione del contributo comunale tra la convenzione e il piano economico finanziario. Nella convenzione si legge che i comuni verserebbero euro 180.000,00 all’anno per dieci anni, mentre nel piano economico finanziario si legge che i comuni verserebbero euro 120.000,00 all’anno per quindici anni. Inoltre nel piano economico finanziario il prestito dal fondo Kyoto risulta essere pari a 4 milioni di euro, mentre in realtà il finanziamento ammesso è pari a poco più di 3 milioni di euro. A fronte di queste discordanze, quindi, sia il segretario che il funzionario del servizio finanziario del comune di Bersone hanno espresso parere non favorevole nel giugno 2014. Conferma indiretta è arrivata a inizio 2015 anche dal commissario straordinario del neocostituito comune di Valdaone, che rivoltosi all’Agenzia provinciale di Trento per l’incentivazione delle attività economiche per informazioni sull’eventuale allacciamento di utenze private, ha appurato che questo determinerebbe una riduzione del contributo provinciale dal 70 al 35 per cento dell’investimento e che la modifica delle condizioni comporterebbe uno svantaggio economico per il Comune».
Come se non bastassero queste difformità e queste incertezze finanziarie, pesanti dubbi sono stati sollevati anche su alcuni aspetti tecnici, legati al contesto locale in cui l’impianto andrebbe a insediarsi. «Non discutiamo la qualità tecnologica dell’impianto, che certamente impiega le migliori tecniche ed attrezzature, ma il contesto di applicazione: un contesto a bassa densità abitativa, che prevede solo allacciamenti di edifici pubblici (altrimenti il contributo provinciale verrebbe meno) e una lunghezza delle tubature che causerebbe la dispersione di buona parte dell’energia termica prodotta lungo la rete. Senza contare le emissioni di inquinanti nell’aria indotte dall’uso energetico di biomasse, le quali sono oggetto di un crescente interesse delle letteratura scientifica internazionale e, è accertato, determinano effetti sull’asma e sulle funzionalità respiratorie oltre che aumentare l’esposizione ad agenti cancerogeni riconosciuti pericolosi per la salute umana. A questo punto, meglio sarebbe predisporre tre impianti separati per gli edifici pubblici dei tre centri abitati e puntare sulla tecnologia delle pompe di calore da abbinare ai cappotti termici» concludono i portavoce pentastellati.

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