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Processo Baratter: politicamente un’ammissione di colpa. Dimissioni subito!

Il consigliere provinciale del PATT Lorenzo Baratter, in occasione della prima udienza sul patto elettorale siglato con gli Schützen, ha chiesto la sospensione del processo con messa alla prova. Si tratta, sul piano politico, di un’ammissione di colpevolezza di cui prendiamo atto con di soddisfazione, perché non fa che confermare la fondatezza della denuncia sollevata dal M5S contro una scandalosa vicenda che ha gettato discredito sulla politica trentina.

Baratter avrebbe potuto, al pari degli altri due imputati Dalprà e Corona, scegliere di andare a processo con rito abbreviato, invece ha optato per un percorso giuridico che consente di svolgere un periodo di attività sociali in cambio di una fedina penale pulita. Ha quindi rinunciato a provare la propria innocenza ammettendo di aver arrecato un danno alla collettività tramite la stipula dell’accordo con gli Schützen. Già in tempi non sospetti, il M5S nel proprio codice etico ha equiparato l’istituto della messa alla prova a una sentenza di condanna.

Al di là degli aspetti giudiziari, però, rimane la gravità politica del fatto, che ora deve necessariamente tradursi in conseguenze concrete. Baratter deve assumersi pienamente le responsabilità politiche delle sue azioni. Come può rappresentare la società in Consiglio provinciale e soprattutto nella Consulta che deve riformare lo Statuto di autonomia? L’unica misura che la maggioranza ha applicato nei confronti di Baratter è la sospensione da capogruppo. Il patto occulto siglato tra Baratter e gli Schützen è un atto gravissimo che non può essere liquidato con valzer di poltrone e giochi di palazzo: chi ha conquistato il seggio con simili mezzi deve essere mandato a casa. Chiediamo le immediate dimissioni di Baratter da consigliere provinciale e assumeremo ogni ulteriore iniziativa per garantire il rispetto delle istituzioni, che la maggioranza di centro sinistra continua a calpestare.

Al pari di oggi, anche all’udienza del 20 febbraio saremo presenti come parte civile, ma non per avere un risarcimento, bensì per vigilare. Eventuali somme di denaro le metteremo a disposizione della comunità.

Riccardo Fraccaro – deputato M5S

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