Riccardo Fraccaro BLOG

“Prendi i soldi e scappa”: ecco perché Marchionne attacca il Corriere e sostiene Renzi

renzimarchLicenza di evadere: è il ritornello della serenata che Marchionne sta cantando a Renzi tutti i giorni. L’ad Fiat vuole carta bianca sulla linea industriale ed è disposto ad andare ben oltre il semplice sostegno di circostanza al Governo: sta sponsorizzando apertamente il premier per ottenere ciò che finora non è mai riuscito a strappare alla politica, nonostante la sostanziale libertà di manovra all’interno dei suoi stabilimenti. Marchionne è addirittura andato contro il Corriere della Sera, di cui il Lingotto è il principale azionista, pur di ottenere da Renzi le paroline magiche: “Prendi i soldi e scappa”.

 

 

L’ad della Fiat è notoriamente filogovernativo: ha sempre promosso in automatico tutti i diversi inquilini di Palazzo Chigi, senza soluzione di continuità, ottenendo in cambio politiche di favore per la Fiat. Ora però ha fatto il salto di qualità stringendo un vero e proprio sodalizio con Renzi che, nel suo tour americano di oggi, non può ovviamente far a meno di omaggiare Marchionne con una visita nella sede della Chrysler di Detroit. Il segretario del Pd potrà così apprendere meglio come gestire il suo partito e l’Italia, alla pari di come l’ad Fiat governa i suoi stabilimenti, per avere un Paese modello-Termini Imerese. Sembrava che i due dovessero vivere felici e contenti, ma il gemellaggio Renzi-Marchionne è stato disturbato dall’editoriale del Corriere della Sera con cui de Bortoli ha scoperto l’acqua calda: il premier sta sbagliando tutto, rischia di portarci alla rovina e il Patto del Nazareno puzza di massoneria.

 

Ora, al di là delle lotte interne a Rcs tra i diversi gruppi di potere economico e finanziario, c’è una ragione precisa per cui Marchionne ha preso di petto la situazione sconfessando il quotidiano e rilanciando il suo incrollabile sostegno a Renzi: “Il Corriere neanche lo leggo. A me questo ragazzo piace, ha coraggio”. E in effetti ci vuole proprio coraggio a cambiare le carte in tavola sull’articolo 18: se finora il premier ha detto e ribadito che non rappresenta assolutamente un problema per le imprese, ma anzi è una fondamentale tutela per i lavoratori, oggi abolirlo diventa la priorità assoluta del Governo. E della Fiat. Perché, con l’abolizione dell’articolo 18, nulla vieterà più a Marchionne di mettere in pratica il piano che minaccia di attuare da anni: chiudere tutti gli stabilimenti. Grazie al Jobs Act, infatti, la Fiat potrà licenziare liberamente i suoi 30mila dipendenti e delocalizzare definitivamente all’estero tutta la produzione.

 


Dopo aver incassato una pioggia di finanziamenti pubblici, stimati nella cifra mostruosa di 220 miliardi di euro, ed essere riuscito a non pagare una lira di tasse nel nostro Paese, grazie a Renzi l’amerikano Marchionne potrà dire “Goodbye Italy”. L’abolizione dell’articolo 18 è solo l’arma che i poteri forti come la Fiat vogliono usare per essere liberi di sfruttare i lavoratori e saccheggiare impunemente le nostre risorse. La Repubblica è fondata sul lavoro, l’articolo 18 non si tocca. Siamo pronti a dare battaglia per difendere la Costituzione dai predoni della Troika.

Related Articles

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: