Riccardo Fraccaro BLOG

Povertà e disoccupazione a livelli record, l’Ocse promuove le riforme di Renzi perché gliele ha dettate!

1393068229187La disoccupazione ha raggiunto il suo massimo storico e la povertà dilaga a macchia d’olio: meno di 6 persone su 10 hanno un lavoro, 15 milioni di cittadini sopravvivono in condizioni di disagio. Sono i dati di un Paese in piena catastrofe che i gufi dell’Istat e della Caritas hanno diffuso a dispetto di Renzi, ancora convinto che le famiglie si stiano arricchendo e che questa sia proprio la volta buona. Sì, che finiamo dietro la Grecia: è l’unico Stato europeo ad essere messo peggio di noi, il che significa che le politiche renziane ci hanno portato ad un gradino sopra il baratro. Gli esponenti Pd, tuttavia, si aggrappano disperatamente al giudizio positivo dell’Ocse sulle controriforme del Governo. In effetti l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha espresso valutazioni ottimistiche sulla ripresa dell’Italia, incoraggiando Renzi a proseguire con la sua azione ambiziosa e di ampio respiro.

Il perché è presto detto: l’Italia è uno dei maggiori contribuenti dell’Ocse, un’organizzazione di studi economici a cui aderiscono 34 Paesi. Costa 357 milioni di euro l’anno e serve a sostituire la democrazia negli Stati, dicendo quali riforme attuare a quali no. È il tempio del neoliberismo, dell’alta finanza e dei poteri forti. Di fatto l’Ocse è il cervello di quella cricca che sta imponendo misure al nostro Paese, a partire dal sacrificio dello Stato sociale sull’altare dei mercati: per questo ha promosso il JobsAct e ha diffuso previsioni farlocche sul Pil. Lo stesso ministro Padoan è stato vicesegretario di questa Organizzazione. I giudizi che l’Ocse esprime sulla politica del Governo equivalgono a quelli che l’oste dà del proprio vino. Grazie al Pd la sovranità non appartiene più ai cittadini. Non a caso, subito dopo aver diramato le raccomandazioni all’Italia, il segretario generale dell’Ocse Gurrìa è stato ricevuto da Renzi in pompa magna a Palazzo Chigi: faccia come a casa sua.

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