Riccardo Fraccaro BLOG

Pesticidi in Trentino: servono norme più rigorose. La mia interrogazione parlamentare

PESTICIDI IN TRENTINO (1)Ieri il Consiglio delle autonomie locali ha discusso il nuovo Piano di azione per l’uso sostenibile dei fitofarmaci (pesticidi) in provincia di Trento. Mi auguro che sia l’occasione per rivedere le norme in esso contenute, perché così come è stato elaborato dagli assessori Zeni e Dallapiccola sulla base di studi imprecisi e parziali, il documento riduce pericolosamente i livelli di sicurezza e introduce modifiche peggiorative delle distanze minime, senza nemmeno tenere conto della presenza di vento come fattore di dispersione. Ho voluto portare il problema direttamente in Parlamento, con un’interrogazione indirizzata ai Ministri dell’ambiente, della salute e dell’agricoltura e sottoscritta anche dai membri M5S della Commissione agricoltura Giuseppe L’Abbate, Filippo Gallinella, Chiara Gagnarli e Massimiliano Bernini.

Le nuove regole sui pesticidi, oltre a essere difficilmente praticabili, mettono a rischio la salute e l’ambiente, perché non affrontano il vero problema: la dispersione. Le distanze fissate, oltre a essere peggiorative rispetto alla normativa precedente, sono basate su studi della deriva (ovvero il movimento del fitofarmaco nell’atmosfera durante il trattamento) in assenza di vento! Condizione praticamente impossibile a verificarsi. Anche con poco vento i pesticidi possono arrivare a centinaia di metri di distanza. Un grosso problema per il Trentino, dove c’è un’agricoltura “urbana” e i campi coltivati sono a ridosso delle abitazioni. Le distanze poi non tengono conto dei confinanti biologici, costretti a vendere i prodotti “di confine” come prodotti convenzionali, con un minor guadagno. Il presidente Rossi e i suoi assessori nascondono la polvere sotto il tappeto e cercano di far passare per buona una norma che invece è pessima. Per questo il mio appello è rivolto anche ai sindaci del Consiglio delle autonomie: intervenire per garantire la sicurezza delle popolazioni che vivono in zone agricole intensive e tutelare l’agricoltura biologica attraverso regole omogenee, che permettano di conciliare il diritto alla salute con le pratiche agricole così diffuse nella nostra terra.

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