Riccardo Fraccaro BLOG

Pd, Partito Democristiano

1000361_638018872915872_1240208014_nRifondare la Democrazia Cristiana, il partito delle correnti e dei compromessi, dei poteri forti e degli inciuci, non è certo un’impresa facile. Ci hanno provato in molti, azzuffandosi per il simbolo dello scudo crociato e per l’eredità del marchio: ora ci sta riuscendo Renzi, usando uno pseudo-partito di sinistra come cavallo di Troia per riportare in vita la Balena bianca. Il sindaco assenteista è allievo di De Mita, ovvero dell’ex presidente della bicamerale D’Alema-Berlusconi, detto anche il padrino e l’uomo del doppio incarico (perché segretario del partito e presidente del consiglio). Renzie ne ha raccolto gli insegnamenti ed è stato messo a guidare il Pd, il Partito Democristiano, con il preciso compito di salvaguardare lo status quo con la solita strategia del Gattopardo: tutto cambi, affinché tutto resti com’è.

Cambiare verso, rottamare sono soltanto specchi per le allodole. Il partito di De Benedetti finge di voler interpretare le necessità di cambiamento, ma in realtà punta solo ad alimentare il proprio sistema di potere. È sotto gli occhi di tutti: con il beneplacito di Renzi assistiamo alle sempreverdi marchette, al rimpasto di poltrone e alle manovre di riavvicinamento a Berlusconi. Le emergenze sociali e politiche, quelle vere, restano inesorabilmente sullo sfondo. Due esempi: lavoro e riforme.
Prendiamo il reddito di cittadinanza: la mitica responsabile lavoro della segreteria di Renzi è Marianna Madia, quella che ha parlato per mezz’ora con il ministro dello Sviluppo pensando fosse quello del Lavoro. Ella sostiene convintamente la necessità di introdurre un reddito garantito. Lo ha persino dichiarato in Aula. Benissimo, copia e incolla delle nostre proposte. Però che aspettia Madia, la carrozza coi cavalli bianchi? Chiacchiere e basta: servono i fatti. Il MoVimento 5 Stelle ha proposto il reddito di cittadinanza all’interno del suo programma elettorale e puntualmente ha depositato la proposta di legge. Invece di parlare, ce l’approvino.

Prendiamo le riforme: per quale oscura ragione tutte le volte che il Partito Democristiano va al Governo si dimentica di fare una legge sul conflitto di interessi? Eppure è l’errore più grave che abbiano commesso negli ultimi venti anni! Lo ha dichiarato lo stesso Letta (non Gianni, Enrico). Come al solito, quello che è prioritario in campagna elettorale sparisce dall’orizzonte una volta conquistati i voti in Parlamento. Noi invece siamo coerenti e abbiamo depositato una proposta di legge anche su questo tema, che la sinistra e la destra hanno ignorato per venti lunghi anni. E il punto non è poi tanto ciò che si dice o si scrive, ma ciò che si vota: anche Civati, come noi, ha presentato un ddl sul conflitto di interessi, così come Giachetti una mozione sul Mattarellum. Il punto è che poi queste proposte il Pd non le vota o neppure le calendarizza. Perché altrimenti verrebbe meno il sistema di clientelismo, lobby e privilegi su cui si fonda l’establishment del Partito democristiano. Vedi la mancata restituzione dei rimborsi elettorali illegittimi. Come diceva qualcuno, anche per Renzie è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Solo che la Prima Repubblica è finita da un pezzo e con essa anche la Democrazia Cristiana: ora deve cominciare la Terza, quella fondata sulla democrazia diretta. A riveder le stelle!

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