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Non siamo populisti, ma liberatori. Gli altri partiti sono servi del malaffare

Non siamo populisti ma liberatoriPur ringraziando il direttore dell’Adige per il ruolo che riconosce al MoVimento 5 Stelle nel suo editoriale di domenica scorsa (Populismo e riformismo), in quanto unica e concreta opposizione al renzismo, vorrei aggiungere un contributo politico alla sua riflessione critica.
Da quest’ultima discende una vera e propria dicotomia tra l’operosità dell’attuale Governo e le «chiacchiere al vento» del M5S, tra il riformismo e il populismo, addirittura tra le forze del bene e quelle del male. Teoria affascinante, ma di scarsa applicazione pratica, perché smentita dagli enormi consensi che il MoVimento raccoglie da anni: abbiamo dimostrato con i fatti di saper interpretare in modo concreto, con risultati tangibili e innegabili, le istanze di milioni di cittadini. È, semmai, proprio l’attuale partito di Governo a dimostrare la totale assenza di programmi e la notevole incapacità di andare oltre gli slogan, le mance elettorali e le promesse tradite.
La contrapposizione, a mio avviso, è un’altra: l’attuale scenario politico si suddivide tra partiti legati a potentati economico-finanziari, lobbies e gruppi di pressione, e movimenti spontanei nati dal basso, che non hanno interessi particolari da difendere né mandanti esterni a cui rispondere.
È la nostra identità, che ci rende forza di governo popolare e non certo fenomeno populista passeggero.
L’unica lobby a cui rispondiamo sono i cittadini: è ovvio che un concetto così rivoluzionario possa causare un cortocircuito con il sistema partitico, viziato da malaffare, logiche di spartizione e sudditanza ai poteri forti.
Per questo, ora che la campagna elettorale si avvicina, tale sistema comincia ad affilare le armi con una sistematica campagna di delegittimazione. È la regola vecchia ma sempre valida della macchina del fango, che si attiva in automatico ogni volta che le posizioni di vantaggio maturate sul piano clientelare vengono messe a repentaglio.
A maggior ragione è necessario che sia una personalità fuori dal sistema ad avere la responsabilità di governo di una grande città, senza essere asservita a nessun interesse e a nessun potentato, se non quello dei cittadini e del bene comune. Ne diamo prova anzitutto tagliandoci gli stipendi per finanziare le Pmi, in soli due anni abbiamo consentito di avviare 1000 progetti imprenditoriali generando, secondo il Ministero dello Sviluppo, una media di 2,5 posti di lavoro per ogni microcredito concesso.
I partiti che ci governano hanno dimostrato fin troppo bene in che modo si possa governare, come hanno fatto ad esempio consegnando il Comune di Roma alle organizzazioni di Mafia Capitale.
Gli effetti del cosiddetto riformismo sono sotto gli occhi di tutti: il patto del Nazareno e lo scardinamento della Costituzione, i tagli alla sanità pubblica e il declassamento della scuola ad impresa, la cancellazione dei diritti dei lavoratori e le difficoltà dell’economia reale, i regali alle banche e l’aumento della pressione fiscale.
Da un lato della scacchiera c’è un MoVimento di cittadini che, come lei ha sottolineato, pretende il rispetto degli impegni nei confronti degli elettori e per questo ha voluto introdurre una penale a danno dei voltagabbana. Dall’altro lato c’è un partito, come il Pd, che impone ai candidati di pagare un pizzo da 150mila euro per essere eletti tra erogazioni al partito nazionale, alla federazione regionale e per la campagna elettorale.
Abbiamo da un lato dei sedicenti hacker Pd che hanno confessato di aver violato la mail dei parlamentari a 5 stelle, mentre dall’altro calunniatori che senza alcuna prova e con grande sprezzo della logica accusano di spionaggio quel Casaleggio che ha denunciato per primo il rischio sicurezza dei server.
Allora, più che di una suddivisione astratta tra riformisti e populisti si deve parlare, in concreto, di una differenza tra partiti asserviti ai poteri forti e movimenti che rispondono alle istanze collettive. Tra chi vuole sottrarre democrazia con controriforme incostituzionali definite autoritarie dai massimi esperti e chi, come noi, vuole aggiungerla con i referendum e la battaglia quorum zero, che a lei tanto dispiace.
Si tratta di uno strumento che non solo esiste in molti Paesi (Svizzera, Inghilterra, Francia, Spagna, Irlanda Olanda, Finlandia, Svizzera, Australia e Stati Uniti), ma è già previsto anche nel referendum confermativo costituzionale e in quelli statutari nella regione Trentino Alto Adige, così come nelle elezioni politiche.
Il M5S si ispira ai modelli più avanzati di democrazia perché la crisi della politica non si cura accentrando i poteri, ma distribuendoli, in quanto deriva dal totale scollamento tra cittadini e istituzioni che è necessario colmare restituendo sovranità al popolo. Noi vogliamo che le leggi rispecchino la volontà popolare, invece di calpestarla, vogliamo che i politici siano costretti a rispettare le promesse, rispondendone in caso contrario agli elettori, vogliamo restituire le istituzioni alla collettività invece di lasciarle nelle mani di chi le usa a proprio vantaggio.
Vogliamo cambiare l’Italia e il Trentino in meglio, nell’interesse esclusivo dei cittadini, lo stiamo facendo e un passo alla volta ci riusciremo. È solo questione di tempo.
Riccardo Fraccaro
Deputato trentino del MoVimento 5 Stelle

*ringrazio il direttore del quotidiano L’Adige per aver pubblicato il mio intervento sull’edizione del 10 marzo 2016

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