Riccardo Fraccaro BLOG

Napolitano reticente sulla trattativa Stato-mafia, è il romanzo Quirinale! Si dimetta, il Paese ha bisogno di verità

napolitano1Il Presidente della Repubblica interrogato al Colle sulla trattativa Stato-mafia sotto l’occhio vigile di Totò Riina: Napolitano è il protagonista del Romanzo Quirinale, la vera storia mai raccontata della nostra Repubblica. Una storia ambientata nei sotterranei della politica, piena di stragi attuate con il concorso di pezzi deviati dello Stato, di accordi ignobili siglati con i boss della criminalità organizzata, di connivenza e complicità tra le istituzioni e il braccio armato di Cosa nostra che ha insanguinato il Paese. Chiamato a deporre su questi agghiaccianti fatti nella “Sala Oscura” del Quirinale, una specie di aula bunker, Napolitano avrebbe dovuto spiegare molte cose. Se non fosse che questa udienza è stata viziata sin dal principio dalle indebite ingerenze della politica nell’opera di accertamento dei fatti da parte dei magistrati.


Napolitano, quindi, non ha spiegato nulla ed è stato reticente: i suoi “non so, non ricordo” sono ferite per il popolo italiano. Non ha spiegato perché, quando era Ministro dell’Interno, auspicò di depotenziare la legge sui pentiti e furono chiuse le carceri di Pianosa e Asinara, come previsto dal papello. Non ha spiegato il senso della lettera indirizzata, sempre in quel periodo, a lui e alle altre cariche dello Stato da alcuni familiari di mafiosi al 41-bis che chiedevano l’alleggerimento delle condizioni carcerarie, poi puntualmente concesso. Napolitano non ha spiegato se era questo che intendeva il suo ex consigliere Loris D’Ambrosio quando si lamentava con lui di essere stato lo scriba di indicibili accordi. Non ha spiegato perché il suo uomo di fiducia, Luciano Violante, ha nascosto per 17 anni la richiesta di un incontro avanzata da don Vito Ciancimino. Non ha spiegato perché ha sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, ostacolando di fatto la ricerca della verità pur di imporre la distruzione delle intercettazioni con Nicola Mancino. Napolitano non ha spiegato perché ha avuto rapporti diretti con l’ex senatore, che era un soggetto coinvolto nell’indagine sulla trattativa Stato-mafia, assicurandogli il suo intervento per togliere l’indagine alla Procura di Palermo invece di informare subito i pm della sua richiesta di interferire. Non ha spiegato perché si è rifiutato di testimoniare, sostenendo con una lettera di non aver nulla di utile da riferire sulla pagina più buia della Repubblica. Non ha ancora spiegato perché si ostina a non esprimere la solidarietà della più alta carica istituzionale ai magistrati che rischiano la vita per difendere lo Stato dalle minacce della mafia.

Ma anzitutto, il Presidente della Repubblica non dice ai cittadini perché continua a trascinare nel fango le istituzioni invece di dimettersi. Forse perché, trincerato nel Colle, gode di una sostanziale immunità: la rielezione ha fatto comodo a tutti i partiti, ma soprattutto a lui. Quando si deciderà a togliere il disturbo, e a far sparire la sua ombra dalle istituzioni, sarà sempre troppo tardi. Il Paese ha bisogno di luce, non di atteggiamenti omertosi: per questo il M5S continua a gettare un faro sul reale potere della mafia, solo urlando la verità si può sconfiggere chi manovra nei bassifondi della Repubblica.

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