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Il Ministero della Salute risponde a Fraccaro (M5S) sul punto nascite di Arco

punto-nascite-arco«La situazione era già chiara, ma ieri abbiamo avuto la conferma ufficiale dal Ministero della Salute: il parere del Comitato nazionale sul punto nascite di Arco si è basato su dati forniti dall’assessorato provinciale (2 feb 2016: Lettera di Rossi e Zeni e Dati Comitato Aziendale Percorsi Nascita dell’APSS / 1 mar 2016: Nota di Zeni che sostituisce la precedente) che, come avevamo già ampiamente documentato, sono incompleti e in alcuni casi errati». Lo scrive in una nota il deputato M5S Riccardo Fraccaro, che giovedì 29 settembre in Commissione, per voce del sottosegretario De Filippo, ha avuto risposta (leggi qui) dal Ministro Lorenzin alla dettagliata interrogazione del 5 luglio scorso (5/09066): «Nell’interrogazione chiedevamo di rivedere con urgenza il parere sulla richiesta di deroga per i punti nascita di Tione e Arco (22 giu ’16: parere Ministero della Salute), proprio a causa della scarsa attendibilità dei dati forniti. Com’era prevedibile, la risposta del Ministero è stata negativa, ma ci ha permesso di conoscere particolari importanti, a cominciare dalla documentazione inviata dalla Provincia di Trento (10 ago ’16: nota di Zeni al Ministro). Nonostante l’assessore Zeni, appena saputo della nostra interrogazione, sia immediatamente corso ai ripari cercando di confutarla, i documenti in nostro possesso parlano chiaro: la Provincia ha fornito dati parziali o errati, per questo possiamo tranquillamente parlare di un’operazione politica creata con un preciso scopo e mascherata dal solito ritornello “è colpa di Roma”, come ho fatto presente ieri in Commissione (leggi qui). Nello specifico, i dati sul bacino di utenza forniti dalla Provincia (50 mila abitanti) non tengono conto della Valle dei Laghi e delle Giudicarie, per le quali Arco sarebbe più vicino da raggiungere rispetto a Trento o Rovereto, specialmente dopo la chiusura di Tione. Non tengono nemmeno conto dei comuni di confine, Malcesine, Limone e Tremosine, i cui sindaci tra l’altro hanno sottoscritto la petizione popolare contro la chiusura. Sommando tutti questi comuni il bacino d’utenza arriverebbe a quasi 100 mila abitanti. Del tutto errati, invece, sono alcuni elementi, come il numero dei nati a Storo nel 2014; errata è anche la stima dei tempi di percorrenza, calcolati al ribasso e in maniera eccessivamente ottimistica, senza contare i problemi causati dalle condizioni meteo e dal traffico. È su questi dati, parziali e anche inesatti, che il Comitato percorso nascita nazionale ha espresso parere negativo alla richiesta di deroga, parere che è poi servito come pretesto per chiudere in fretta e furia il punto nascite. A scanso di equivoci, Zeni ha anche ribadito che si tratta di una scelta irreversibile. Peccato che il resto d’Italia racconti storie diverse: non solo alcuni punti nascita operano sotto la soglia dei 500 parti: Piombino (313 parti all’anno), Porto Ferraio (211), Bibbiena (295), Barga (460), Fabriano (398), ma di recente è stato anche riaperto il punto nascite di Portogruaro (Ve) e in Sicilia si sta valutando la riapertura di quello di Petralia Sottana. L’assessore Zeni deve rispondere di questa situazione incresciosa, perché noi non molliamo. In poche settimane, semplici cittadini hanno già raccolto migliaia di firme contro la chiusura: segno che anche in Trentino qualcosa sta cambiando».

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Interrogazione a risposta in commissione 5-09066

presentato da FRACCARO Riccardo
testo di Martedì 5 luglio 2016, seduta n. 647

FRACCARO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
a seguito dell’intesa raggiunta nella Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano il 16 dicembre 2010 concernente le linee di indirizzo per la sicurezza del percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo è stata avviata una riorganizzazione della rete dei punti nascita su tutto il territorio nazionale;
nella Conferenza Stato-regioni è stato stabilito che i presidi con un volume di attività inferiore a 500 parti/anno non possono garantire la sicurezza per la madre e per il neonato ed è stata prevista l’adozione di stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1000 parti/anno quale parametro a cui tendere, al fine di garantire alla donna ed al neonato un’assistenza di livello elevato. L’Accordo ha tuttavia previsto la persistenza di punti nascita in deroga al volume minimo di 500 parti/anno, in caso di situazioni orografiche critiche, ovvero in presenza di aree geografiche notevolmente disagiate, a condizione che in tali strutture siano garantiti tutti glistandard organizzativi, tecnologici e di sicurezza previsti dall’accordo medesimo;
con decreto del Ministero della salute dell’11 novembre 2015, è stato previsto che il Comitato percorso nascita nazionale esprima un parere consultivo motivato su eventuali richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui in deroga al citato accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010;
con successivo protocollo metodologico sono stati dettati i criteri per la richiesta e il rilascio del parere prevedendo una fase di monitoraggio regionale e nazionale sui punti nascita autorizzati in deroga, fase nella quale devono essere rispettati determinati standard a pena di decadenza dal parere;
il comitato Percorso nascita nazionale, con nota del 22 giugno 2016, ha formulato un parere di «non accoglibilità della richiesta di deroga per i punti nascita di Tione ed Arco». Con particolare riferimento al punto nascita presso l’ospedale di Arco, il diniego è stato motivato «tenendo conto dei costi e delle complessità organizzative non sostenuti da condizioni orografiche particolarmente disagiate come in altri punti nascita della provincia autonoma»;
nel parere elaborato dal Comitato percorso nascita nazionale le valutazioni si basano su dati caratterizzati, a giudizio dell’interrogante e di numerosi amministratori dei comuni interessati, da un margine di errore significativo;
1) quanto al punto nascite di Arco si segnala quanto segue:
a) il comune di Ledro non viene considerato come area disagiata. Il collegamento con Ledro viene invece descritto come «facilmente percorribile». È una valutazione che non trova riscontro nella realtà sia per la tortuosità della strada sia per le condizioni meteorologiche che nei mesi invernali possono essere particolarmente intense essendo il comune insinuato in una stretta valle circondata dalle Alpi Ledrensi;
b) il bacino d’utenza rappresentato nel parere non tiene conto delle comunità locali residenti nelle aree limitrofe all’Alto Garda, le quali, storicamente, hanno fatto riferimento ai punti nascite del Basso Sarca e per i quali, oggigiorno, Arco sarebbe ancora più conveniente da raggiungere rispetto ad altri punti nascita. In particolare, non sono state considerati:
i comuni della Valle del Chiese, Storo (4700 ab.), Bondone (700 ab.), Borgo Chiese (2000 ab.), Castel Condino (250 ab.), Pieve di Bono-Prezzo (1.500 ab.), Valdaone (1.200 ab.) e dell’altopiano del Bleggio e del Lomaso (Bleggio Superiore 1500 ab., e Fiavè 1100 ab.), i quali sono tutti ubicati nella più vasta comunità delle Valli Giudicarie e fino ad oggi hanno fatto riferimento al punto nascite di Tione di Trento. Storo dista 73 chilometri da Trento e 44 chilometri da Arco;
il comune turistico di Malcesine sul Garda (3.700 ab.) localizzato in provincia di Verona a 20 chilometri da Arco. Con la chiusura del punto nascite di Bussolengo il riferimento più vicino è ora Verona a 65 chilometri;
i comuni turistici della provincia di Brescia, Limone sul Garda (1.200 ab.), e Tremosine (2.100 ab.), localizzati rispettivamente a 17 e 27 chilometri da Arco. Con la chiusura del punto nascite di Salò ora dovrebbero percorrere un lungo tratto della SS Gardesana occidentale per rivolgersi al punto nascite di Gavardo (Bs) a 43 chilometri;
assommando i comuni limitrofi delle province di Brescia e di Verona e i comuni più prossimi delle Giudicarie il bacino d’utenza può essere esteso di almeno 17.000 abitanti determinando così un bacino totale di quasi 70 mila abitanti rispetto ai 50 mila indicati nel parere. Per tutti i comuni localizzati in tale bacino il punto nascite di Arco risulterebbe in ogni caso il più vicino e il più facile da raggiungere. Se invece si volesse ritenere (ragionevolmente) Arco come punto di riferimento di tutti i comuni delle Giudicarie e della Valle dei Laghi il bacino d’utenza potrebbe essere incrementato fino a 100 mila abitanti;
c) il parere non tiene conto delle presenze turistiche. L’ospedale potrebbe attrarre partorienti dall’esterno se opportunamente gestito visti l’amenità del territorio e i servizi sanitari che hanno storicamente caratterizzato l’area. Le presenze giornaliere nel solo Garda trentino nel 2014 hanno raggiunto il picco di 3,1 milioni. A questo dato si potrebbero aggiungere le presenze turistiche dei comuni di Malcesine (1 milione), Limone sul Garda e Tremosine;
d) si giudica negativamente l’assenza 24H di specialisti (ginecologi, anestesisti e pediatri). Questa situazione però è frutto di una mancanza transitoria che potrebbe determinare un giudizio positivo in caso di completamento dell’organico. Una dotazione completa di specialisti garantirebbe la sicurezza e aumenterebbe indubbiamente l’attrattività del punto nascite;
e) non si considerano «le opportune azioni di reclutamento delle donne» prospettate invece per l’ospedale di Cles per aumentare il tasso di fidelizzazione;
f) il tasso di fidelizzazione calcolato sull’attività del punto nascite nel 2014 non è attendibile, visto che le azioni messe in campo dalla provincia autonoma di Trento a partire dal 2010 hanno determinato un clima di sfiducia diffuso. A dimostrazione di tale affermazione è sufficiente richiamare alla memoria il panico e le proteste popolari generate nel 2013 dalle dichiarazioni dell’allora assessora alla salute Borgonovo Re sulle prospettive di chiusura del centro e che portarono alla presentazione di una petizione popolare depositata in consiglio provinciale nella primavera 2014 (petizione 1/XV consiglio provinciale);
g) l’ospedale di Arco è rinomato anche per il centro che offre il servizio di procreazione medicalmente assistita. Questa caratteristica è un punto di forza non considerato nel parere. Le valutazioni del comitato non tengono in considerazione la collaborazione dello staff del centro con lo staff medico delle unità operative di ostetricia e ginecologia e l’interazione reciproca per qualificare e rendere più attrattiva l’area materno-infantile presso l’ospedale di Arco. La chiusura del centro potrebbe compromettere tale interazione virtuosa;
2) quanto al punto nascite di Tione di Trento si fa presente quanto segue:
a) l’affermazione che dalle Giudicarie si possano raggiungere con «facilità gli altri punti nascite» non è da ritenersi verosimile se si tengono in considerazione la conformazione orografica, le condizioni meteo invernali e le caratteristiche dell’infrastruttura stradale. La comunità delle Giudicarie, caratterizzata dalla presenza dei gruppi montuosi dell’Adamello – Presanella e delle Dolomiti del Brenta, è la più estesa del Trentino e sotto il profilo viabilitistico non è certo meno accidentata delle altre;
b) i 73 chilometri che separano Storo dall’ospedale di Trento (69 chilometri nel parere) non possono essere considerati di agevole percorrenza dovendo passare dalle zone critiche di Sella di Bondo, gallerie di Ponte Pià e tratto del Limarò prima di innestarsi nell’ultimo e trafficato tratto della strada statale della Gardesana Occidentale per raggiungere il capoluogo. Le stessa difficoltà dovrebbe essere tenute in considerazione per gli altri comuni della Valle del Chiese e della Val Rendena;
c) nel parere si stima che il tempo di percorrenza tra Storo (periferia sudoccidentale della provincia di Trento) e l’ospedale di Trento è di 73 minuti (1h13m). È certamente una stima ottimistica che non tiene in considerazione le condizioni meteo e di traffico (vedi punti a) e b)) che nella zona possono influire significativamente. Risultano essere molto più verosimili le stime dei tempi di percorrenza indicate dai siti di ViaMichelin e da GoogleMap che indicano rispettivamente i tempi di percorrenza tra Storo e l’ospedale di Trento in 100 min (1h40m), e 80 minuti (1h20m). Una rivalutazione dei tempi di percorrenza dovrebbe essere riconsiderata per tutti i comuni delle Giudicarie;
d) le statistiche di fidelizzazione di Tione non sono attendibili. Si motiva il tasso del 40 per cento «per la facilità di raggiungere gli altri punti nascita» senza menzionare che la minaccia di chiusura del punto nascite si è prospettata ben prima del 2012, quando le nascite superavano le 200 unità. Si segnala inoltre che prima di quella data si rivolgevano al punto nascita anche partorienti provenienti dai comuni della provincia di Brescia, come ad esempio Anfo e Bagolino;
e) le tabelle riportate nel parere sul numero dei nati non sembrano essere attendibili. Basti pensare che le statistiche prodotte dall’ufficio anagrafe del comune di Storo per l’anno 2014 indicano 45 nati, un numero maggiore del 28 per cento rispetto al dato utilizzato nel parere. Un errore prossimo al 30 per cento applicato agli altri comuni compresi nel bacino d’utenza di Tione di Trento potrebbe mettere in luce una situazione ben diversa –:
al fine di scongiurare effetti gravemente pregiudizievoli per la collettività dovuti alla disattivazione simultanea dei punti nascita di Tione di Trento e di Arco e all’impossibilità di soddisfare la relativa domanda con nocumento alla salute della madre e del neonato, se si intenda rivedere con urgenza la valutazione espressa nel predetto parere in risposta alla richiesta di deroga per i punti nascita di Tione ed Arco. (5-09066)

Risposta scritta del sottosegretario De Filippo pubblicata Giovedì 29 settembre 2016
nell’allegato al bollettino in Commissione XII (Affari sociali)

Rispondo all’interrogazione in esame, preliminarmente, sulla base degli elementi acquisiti presso l’Assessorato alla salute della Provincia autonoma di Trento, tramite il commissariato del Governo per la Provincia di Trento.
Con una prima deliberazione del 5 dicembre 2014, avente ad oggetto «Indirizzi per il riordino della rete ospedaliera», la Giunta provinciale ha rinviato la definizione dell’assetto dell’area materno-infantile delle strutture ospedaliere di Cles, Arco, Cavalese e Tione ed ha previsto che l’assetto dei servizi di assistenza alla nascita doveva essere organizzato in un’ottica di sussidiarietà e sostenibilità, tenuto conto dello studio per la creazione della rete integrata materno infantile ospedale-territorio.
La necessità di gestire tale area mediante una forte integrazione fra ospedale e territorio ha portato infatti all’avvio, con la deliberazione della Giunta provinciale del 7 aprile 2015, del «percorso nascita» territoriale in tutto il territorio provinciale quale nuovo modello organizzativo, su base territoriale, di assistenza in area materno infantile, le cui linee guida sono state definite con deliberazione del 26 febbraio 2015, incentrato sulla presa in carico della gravidanza fisiologica da parte dell’ostetrica di riferimento («dedicata») e volto ad assicurare l’accompagnamento e il sostegno alla donna e al nucleo familiare lungo la gravidanza, il parto e il puerperio. Il percorso nascita rappresenta inoltre, a livello provinciale, una concreta attuazione dell’accordo siglato il 16 ottobre 2010 (Accordo 2010), con il quale le Regioni e le Province autonome si sono impegnate, insieme al Governo, a realizzare un programma avente come obiettivo specifico la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita, attraverso specifiche linee di azione volte a rafforzare la rete dei servizi dell’area materno-infantile, lo sviluppo dell’offerta di assistenza in consultori e ambulatori, la diffusione di corsi di accompagnamento alla nascita, l’utilizzo di strumenti informatizzati di comunicazione tra le strutture ospedaliere e territoriali e con le persone assistite, la continuità dell’assistenza ostetrica, le dimissioni protette delle puerpere e dei neonati promuovendo il tempestivo ritorno al territorio di provenienza e il sostegno durante il puerperio.
In ordine allo specifico tema della chiusura dei punti nascita, l’Accordo 2010 prevede, altresì, unicamente ai fini di aumentare la sicurezza per la donna ed il neonato, precisi parametri operativi, di sicurezza e tecnologici, delle unità operative di Ostetricia e delle unità operative di Pediatria/Neonatologia di I (500-1.000 parti/anno) e di II livello (parti/anno ›1.000), nonché specifiche misure di politica sanitaria e di accreditamento, tra i quali la razionalizzazione/riduzione progressiva dei punti-nascita con un numero di parti inferiore a 1.000 l’anno e la possibilità di mantenimento di punti nascita con una numerosità inferiore, comunque non al di sotto dei 500 parti/anno, unicamente per motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche.
Le soglie minime di attività previste dall’Accordo 2010 sono state, poi, recepite con decreto del Ministero della salute 2 aprile 2015, n. 70 di adozione del regolamento recante i parametri qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera.
Secondo le informazioni assunte dall’ente locale, è emerso che fino all’11 novembre 2015, sulla base della normativa e della disciplina sopra citata, non risultavano spazi tecnici per il mantenimento in attività dei 4 punti nascita con volumi al di sotto dei 500 parti/anno: Arco, Cavalese, Cles e Tione.
In tale data, infatti, con apposito decreto, il Ministero della salute ha introdotto la possibilità per le Regioni e le Province autonome di presentare richieste di mantenimento in attività di punti nascita con volumi di attività inferiore ai 500 parti/anno, da sottoporre al parere del Comitato Punti Nascita (CPNn), in deroga a quanto previsto dall’Accordo 2010, secondo una procedura articolata e sentito preventivamente il Comitato Percorso nascita regionale.
Pertanto, in data 2 febbraio 2016, è stata trasmessa, dalla Provincia autonoma, una prima richiesta di deroga in ordine al mantenimento dei citati punti nascita di Arco, Cavalese, Cles e Tione.
In data 3 febbraio 2016 il suddetto Comitato punti Nascita ha fornito puntuali indicazioni per la presentazione delle richieste di mantenimento dei punti nascita sotto soglia, contenute in un protocollo metodologico appositamente predisposto.
In data 1o marzo 2016, secondo le indicazioni e il formato del citato protocollo metodologico, è stata ripresentata formale richiesta di mantenimento in attività dei 4 punti nascita di Arco, Cavalese, Cles e Tione con volumi di attività inferiori ai 500 parti/anno, successivamente integrata con nota del 9 maggio 2016.
In attesa del parere del CPNn, il 16 aprile 2016 è stato sottoscritto un Protocollo d’intesa che ha previsto, tra l’altro, la chiusura del punto nascita di Tione.
Il 9 giugno 2016 è stato, inoltre, sottoscritto un analogo protocollo, fra gli stessi rappresentanti della Provincia Autonoma di Trento e dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari e quelli della Comunità dell’Alto Garda e Ledro, per definire l’assetto del punto nascita di Arco, sulla base del parere del CPNn.
In data 22 giugno 2016 la Provincia Autonoma di Trento ha ricevuto la comunicazione del Ministero della salute con cui, sulla base del parere sulle deroghe del CPNn, si prevedeva la possibilità del mantenimento in attività dei punti nascita di Cavalese e Cles, nel rispetto dei requisiti indicati nel parere del CPNn, e la non ricevibilità della richiesta di deroga per i punti nascita di Arco e Tione; in quest’ultimo punto nascita le attività risultavano già cessate dal 23 maggio 2016.
Sottolineo, al riguardo, che la valutazione del CPNn ha considerato elementi quali il tasso di natalità, gli spostamenti medi delle donne dai Comuni di residenza al comune sede del presidio ospedaliero, l’altezza media delle aree comunali sul livello del mare al fine di definire i tempi di percorrenza. Va, inoltre, ricordato che oltre il 50 per cento delle donne residenti nelle aree di Arco e Tione già nel corso del 2015 e 2014 hanno scelto punti nascita alternativi rispetto a quelli dei due Comuni.
Pertanto, con la citata deliberazione del 22 luglio 2016, la Giunta provinciale ha stabilito la cessazione del punto nascita di Arco dal 1o agosto 2016 e confermato la cessazione del punto nascita di Tione dal 23 maggio 2016. Ha inoltre dato mandato all’Azienda di ottemperare a tutte le prescrizioni previste dal suddetto parere per i punti nascita di Cavalese e Cles.
Aggiungo, inoltre, che, l’Assessorato alla salute ha evidenziato che l’Accordo 2010 non prevede la persistenza di punti nascita in deroga al volume minimo dei 500 parti/anno, ma prevede la possibilità di mantenimento di punti nascita con una numerosità inferiore ai 1.000 parti/anno, comunque non al di sotto dei 500 parti /anno, unicamente per motivate valutazioni legate alla specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche.
La soglia di 500 parti/anno risultava quindi già in deroga e la possibilità di derogare ulteriormente alla soglia dei 500 parti/anno risulta una procedura «eccezionale» non contemplata dalla disciplina «base» (Accordo 2010 e d.mn. n. 70/2015) e introdotta con il decreto ministeriale 11 novembre 2015.
Per quanto riguarda i presunti errori contenuti nel parere o nell’istruttoria esperita sul bacino d’utenza e sul numero di nati, l’Assessorato alla salute della Provincia Autonoma ha fatto presente che i dati utilizzati ai fini dei calcoli provengono da fonti ufficiali (popolazione della provincia di Trento – dati ISTAT, e dati dei certificati di assistenza al parto – dati CEDAP). Relativamente, invece, alla possibilità che i punti nascita di Arco e Tione possano divenire attrattivi nei confronti delle donne provenienti dai comuni extra provinciali attraverso opportuni meccanismi di aggancio e arruolamento, fatta salva la libertà di scelta della donna rispetto al luogo del parto, è stato precisato (dal medesimo Assessorato) che la presa in carico della donna è globale e riguarda tutte le fasi della gravidanza-parto-puerperio, secondo un’organizzazione che si attua su base territoriale. Di conseguenza, non è plausibile l’eventualità che attraverso la PAT si intercettino donne residenti in territori extra-provinciali e non è pensabile neanche che il fenomeno dell’aumento della popolazione nel periodo turistico possa essere determinante per tale tipo di offerta sanitaria.
Infine, rispetto alla questione dei tempi di percorrenza, faccio presente che il CPNn ha basato la sua valutazione sulla combinazione dei fattori previsti dal protocollo metodologico e, comunque, rispetto alla garanzia del trasporto in caso di interventi di urgenza/emergenza, in generale e non solo per l’area materno-infantile, ricordo che in Provincia di Trento, oltre ad una capillare e diffusa rete di autoambulanze, è attivo anche l’elisoccorso H24, in grado di raggiungere in pochi minuti l’intero territorio provinciale con squadre di assistenza comprendenti un rianimatore, un infermiere e un’ostetrica.
Concludo, pertanto, affermando che in oltre il 90 per cento dei casi il parto risulta un evento fisiologico compatibile con i tempi di percorrenza delle strade trentine e che con la cessazione dell’operatività del Punto Nascita cessa la operatività unicamente della sala parti e rimane attiva, anzi potenziata, tutta la parte inerente al follow up della gravidanza, del puerperio e di tutti gli aspetti ambulatoriali connessi ai neonati.

REPLICA - Riccardo FRACCARO (M5S), replicando, si dichiara insoddisfatto della risposta ricevuta in quanto non viene accolta la richiesta alla base dell’interrogazione, pur manifestando apprezzamento per la possibilità di conoscere la documentazione inviata dalla Provincia autonoma di Trento. Ritiene, in particolare, che il parere espresso dal Comitato punti nascita in merito alla chiusura delle strutture di Tione ed Arco non sia motivato da un’errata valutazione bensì dai dati incompleti ed inesatti forniti dalla stessa provincia. Si è quindi in presenza di un’operazione politica tesa a denigrare l’operato del Governo e ad eludere il ruolo di sorveglianza del Parlamento, mascherando le responsabilità dell’ente territoriale.
Ricorda, quindi, le 8.000 firme raccolte per scongiurare la chiusura delle due strutture, facendo notare che, data la vicinanza di Tione ed Arco, sarebbe stato possibile e opportuno mantenere aperto almeno uno dei punti nascita, in modo da fare fronte alla soglia minima di partiPag. 52previsti. Richiama anche le criticità connesse alla presenza della neve durante il periodo invernale e alla congestione delle strade nel corso dell’estate a causa della forte vocazione turistica dei territori.
Con riferimento agli elementi alla base della decisione assunta, segnala che i tempi di percorrenza indicati appaiono sottostimati rispetto a quelli presenti sui siti web che si occupano di mobilità e che la cifra fornita in relazione ai parti nell’area interessata è inferiore a quella risultante dai dati anagrafici a disposizione dei comuni. Il fatto che il 50 per cento delle donne interessate abbia scelto di partorire in altre strutture anche prima della chiusura dei punti nascita di Tione ed Arco va visto alla luce della campagna condotta per porre in risalto la loro presunta pericolosità in ragione di fattori dimensionali. Auspica, quindi, che ci sia disponibilità da parte del Ministero della salute a ricevere e ad esaminare la documentazione in suo possesso, che dimostra la scorrettezza dei dati forniti dalla Provincia autonoma di Trento, che deve assumersi le proprie responsabilità, ed invita a chiarire la natura non vincolante del parere espresso dal Comitato punti nascita. Ribadisce che l’atto di sindacato ispettivo in titolo è motivato dal rispetto per l’appello sottoscritto da oltre 8.000 residenti nelle aree interessate, citando le parole a suo avviso scorrette con cui tale iniziativa è stata criticata dall’assessore competente.

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