Riccardo Fraccaro BLOG

Egregio direttore

Una democrazia matura, per garantire il buon andamento delle istituzioni e il rispetto della volontà popolare, deve cercare instancabilmente di migliorare i propri meccanismi di funzionamento. Individuarne i difetti serve a previene incidenti che possono mettere in pericolo la qualità delle politiche pubbliche e gli equilibri istituzionali. La democrazia non può prescindere da una manutenzione ordinaria degli ingranaggi che ne permettono il corretto sviluppo e, soprattutto, deve promuovere una manutenzione straordinaria di tutto il sistema, sostituendo le parti usurate ed introducendo elementi di innovazione.

Per assicurare la tenuta della democrazia a lungo termine, è opportuno verificare con periodicità l’efficienza di tutti i meccanismi ed individuare le alterazioni nelle modalità di funzionamento: questo serve ad evitare i malfunzionamenti strutturali che affliggono le democrazie. Tra i più gravi, l’accentramento dei poteri che è favorito proprio dall’assenza di misure di controbilanciamento. Non a caso, il referendum propositivo e il referendum confermativo, nei Paesi dove sono stati introdotti, vengono denominati “l’acceleratore” e “il freno d’emergenza” a disposizione dei cittadini. I media di tutto il mondo si riferiscono alla Svizzera affermando che “qui la vera opposizione la fanno i cittadini”.

È illusorio pensare che una società in frenetica evoluzione possa prevenire certi pericoli solo attraverso l’elezione dei rappresentanti ogni cinque anni. L’astensionismo crescente e il calo di fiducia dei cittadini sono lì a dimostrarcelo. Il mondo corre e le istituzioni arrancano nel rincorrerlo. Per questo, sono convinto che sia indispensabile promuovere la partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali delle istituzioni che li rappresentano, non solo prima e dopo il voto elettorale, ma anche durante le legislature. È necessario, insomma, consentire ai cittadini di pronunciarsi sui temi e non solo sulle persone: il passaggio dalla rappresentanza per delega alla democrazia diretta è una rivoluzione copernicana della politica.

La democrazia, per essere longeva, non può guardare solo al presente ma ha bisogno di proiettare l’immagine di sé nel futuro e lavorare per realizzarla, perfezionando i propri processi deliberativi. Da una parte, i cittadini devono poter esprimere le proprie aspirazioni affinché vengano messe in pratica dalle istituzioni. Dall’altra, le istituzioni hanno il dovere di ascoltarli e dare concreta applicazione alle loro istanze. I meccanismi democratici dovrebbero connettere armoniosamente il corpo elettorale e i rappresentanti politici. Il futuro va disegnato insieme, a due mani: quella dei cittadini e quella delle istituzioni.

Per questo, l’iniziativa popolare sulla democrazia diretta promossa dal comitato civico “Più Democrazia in Trentino” deve essere tradotta in legge dalle istituzioni. Il cammino intrapreso da un gruppo di cittadini nel lontano autunno del 2011, nel quale mi identifico con orgoglio, mira a rendere fruibili gli strumenti per favorire la partecipazione dei cittadini, proponendo peraltro di superare con slancio riformatore le barriere esistenti tra le forze politiche di governo e d’opposizione.

L’approvazione di una simile legge sarebbe un atto epocale, una pietra miliare sulla strada del progresso dei diritti popolari come accadde in Svizzera nell’Ottocento e negli Stati Uniti all’inizio del Novecento. La politica trentina può diventare un modello di riferimento per il resto del Paese e molto di più. Ci troviamo di fronte ad un’occasione per dimostrare con solennità il potenziale offerto dall’autonomia, la maturità delle genti trentine e l’autorevolezza della nostra classe dirigente. Confido genuinamente che tutte le forze politiche dialoghino responsabilmente per portare a compimento un simile progetto e che gli organi di informazione contribuiscano ad arricchire il dibattito nel corso di queste quattro settimane che ci separano dal voto conclusivo del Consiglio previsto per la metà di luglio.

Riccardo Fraccaro

Lettera pubblicata sul Corriere del Trentino il 20 giugno 2014

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