Riccardo Fraccaro BLOG

L’economia circolare per salvare il pianeta e creare comunità più forti

economia-circolareNel 2015 il Summit delle Nazioni unite, nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ha approvato una serie di misure e obiettivi molto precisi far fronte alla drammatica situazione energetica e ambientale: un programma d’azione costituito da 17 obiettivi, tra cui quello di garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo. Quello che si chiede agli stati membri e alla politica è di favorire la transizione verso un’economia circolare: un modello che ponga al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci siano prodotti di scarto e in cui le materie vengano costantemente riutilizzate. Si tratta di un sistema opposto a quello definito “lineare”, che considera le risorse infinite e parte dalla materia e arriva al rifiuto, destinato senza appello all’inceneritore o alla discarica.

La comunità internazionale, facendo proprie le considerazioni della comunità scientifica, è stata chiara: lo scenario è drammatico e siamo vicini al punto di non ritorno. La situazione è talmente grave che Christiana Figueres, segretaria generale dell’ONU, ha parlato della necessità di intervenire drasticamente, perché altrimenti sarà la natura a ribellarsi e sarà troppo tardi. Nel 2050 saremo quasi 10 miliardi e serviranno 3 pianeti: noi ne abbiamo uno solo. Dobbiamo agire prima di arrivare al punto di rottura. Gli obiettivi dell’ONU, tuttavia, per quanto ambiziosi, non sono sufficienti, perché non hanno il coraggio di innescare una rivoluzione. L’obiettivo è ridurre, ma ridurre ora non è più sufficiente.

Una delle personalità più illuminate di quest’epoca, Papa Francesco, nell’enciclica Laudato Sì, ha parlato proprio di ambiente e ha denunciato che le soluzioni alla crisi ambientale sono frustrate in primis proprio dall’indifferenza del potere politico e di noi tuttiQualsiasi rivoluzione deve partire dal basso, anche quella energetica. Chiediamoci, quindi, cosa facciamo nel nostro piccolo ogni giorno e poniamoci degli obiettivi concreti di cambiamento.

È un principio che io stesso seguo nella vita e nel lavoro: e così, quando nel 2015 il Parlamento ha discusso la nuova legge sugli appalti, sono riuscito a fare approvare l’ordine del giorno 9/03194-A/035 (vedi anche interrogazione 4/14459 presentata 11 ottobre 2016) che impegna il Governo a fare qualcosa di concreto. Le pubbliche amministrazioni, quando fanno un bando di gara per affidare beni o servizi, devono favorire le imprese che usano beni a km zero o a filiera corta. Anche questo è un piccolo aiuto in direzione dell’economia sostenibile, perché otterremo due risultati: scardinare le filiere lunghissime del mercato globale, causa di sprechi e inquinamento, e proteggere e rafforzare le nostre comunità. Attraverso la sostenibilità energetica creeremo comunità più forti, in grado di confrontarsi con l’economia su scala globale, ma senza il livellamento verso il basso che la globalizzazione senza regole ha imposto a tutto il pianeta.

Di questi argomenti ho parlato anche all’Ecofiera di Tione lo scorso 1 ottobre 2016, qui il video con gli interventi.

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