Riccardo Fraccaro BLOG

Le 10 spese che la Camera deve tagliare, articolo de Il Tempo

ARCHIVIOLa Camera dei Deputati costa quasi 1 miliardo di euro l’anno. Gli unici risparmi sono stati ottenuti grazie al M5S. Sono molti gli sprechi e i privilegi ancora da eliminare, il 18 luglio si discuterà il bilancio e presenteremo le nostre proposte. Sfidiamo il Pd.  I costi della politica vanno tagliati, era una delle promesse di Renzi. Aspettiamo che infranga definitivamente anche questa. Di seguito l’articolo de Il Tempo.

Ecco le dieci spese che la Camera deve tagliare

CASTA ITALIA

Spese per un miliardo. A giorni si discuterà il bilancio interno. Ecco dove tagliare: dai vitalizi alle fotocopie, dai rimborsi alle assicurazioni fino a pranzi e trasporti gratis

Dai vitalizi all’assicurazione passando per stipendi, rimborsi, buonuscita, fotocopie e trasporti. Ecco le spese che la Camera dei deputati potrebbe (e dovrebbe) tagliare. Comincerà il 18 luglio la discussione sul bilancio interno di Montecitorio ma nonostante gli annunci di voler cancellare gli sprechi anche quest’anno si prepara una vera e propria battaglia. Cominciamo dai vitalizi. Ce ne sono ancora oltre duemila (compresi gli ex senatori) ma eliminarli sembra impossibile. Eppure in molti casi gli ex parlamentari che ne sono titolari possono contare anche su altre pensioni o incarichi. C’è anche chi ha avuto l’assegno con un giorno soltanto di mandato, come un ex deputato radicale che si dimise nel 1982. «Non intendo prendere possesso della carica di deputato» scrisse Luca Boneschi in una lettera indirizzata alla presidente della Camera. Ma di privilegi gli onorevoli ne hanno parecchi. Possono contare ancora su quello che un tempo si chiamava «rapporto eletto-elettore»: 3.690 euro al mese per pagare le spese «politiche». Dopo anni di vani tentativi di tagliarle, s’è giunti a un compromesso: la metà della somma arriva nelle tasche di ciascun deputato a forfait, l’altra metà deve essere rendicontata. Poi c’è la «diaria»: 3.503 euro al mese. Servirebbe per pagare il soggiorno a Roma di quei parlamentari che vivono in altre città italiane. Eppure la prendono anche i deputati residenti ed eletti nella Capitale. Ovviamente gli onorevoli hanno pure la buonuscita. Finita la loro esperienza nelle istituzioni incassano quasi 50 mila euro (per 5 anni di mandato). Non solo. Possono averli dopo sei mesi dalla loro elezione: basta presentarsi in banca. E che dire dell’assicurazione che scadrà nel 2017? Prevede di rimborsare i deputati per danni causati a terzi anche «in caso d’ebbrezza». Almeno potrebbero pagarla interamente da soli, invece sono gli italiani a coprirne una parte rilevante: oltre un milione all’anno. Nonostante i tagli annunciati, le spese della Camera sono altissime: quasi un miliardo all’anno. Spendiamo 5 milioni soltanto per stampare gli atti parlamentari. Nell’era delle tecnologie. Promette battaglia Riccardo Fraccaro, deputato del M5S e membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, che presenterà un ordine del giorno per cancellare i vitalizi: «Non sono diritti acquisiti ma privilegi rubati». Insomma, «i deputati non possono incassare assegni d’oro già a 60 anni con due sole legislature e costringere i cittadini a prendere pensioni da fame dopo un’intera vita di duro lavoro». L’idea è quella di applicare anche ai vecchi onorevoli il sistema contributivo, con un risparmio stimato dall’Inps del 40%. Tra le altre richieste del parlamentare pentastellato il dimezzamento delle indennità (lo stipendio dei parlamentari): «Era una promessa di Renzi, aspettiamo che il Pd infranga anche questa».

 

 

81 MILIONI ALL’ANNO
L’indennità degli onorevoli Niente tagli aumenta di 1 milione

Si chiama «indennità parlamentare» ed è lo stipendio degli inquilini di Montecitorio. È pari, più o meno, a 5 mila euro netti al mese. In tutto la Camera spende 81.315.000 euro all’anno. Dal 2012 ci sono state alcune riduzioni (il blocco degli adeguamenti retributivi) ma sempre di piccola entità. I provvedimenti presentati in Aula per dimezzare gli stipendi sono stati affossati da larghe maggioranze. Infine, per il triennio 2011-2013, l’indennità parlamentare è stata ridotta nella misura del 10 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro, e del 20 per cento per la parte eccedente i 150.000 euro. Ma a conti fatti non c’è stato un vero calo: nel 2015 la Camera ha speso 1 milione in più del 2014 (81 milioni contro 80).

 

 

3.500 euro al mese
Soggiorno a Roma pagato anche a chi vive nella Capitale

La «diaria» viene riconosciuta a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della legge n.1261 del 1965. È pari a 3.503,11 euro al mese e viene data anche ai deputati romani. Una somma che viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni con il procedimento elettronico. Ma niente paura. È considerato presente l’onorevole che partecipa almeno al 30% delle votazioni della giornata. L’Ufficio di Presidenza ha deciso una decurtazione fino a 500 euro in relazione alla percentuale di assenze dalle sedute delle Giunte, delle Commissioni permanenti e speciali, del Comitato per la legislazione, delle Commissioni bicamerali.

 

 

63 milioni all’anno
Rimborsi per 3.690 euro al mese Solo metà si deve rendicontare

Una volta si chiamava «rapporto eletto-elettore». Poi, con il Porcellum, le liste elettorali sono state bloccate (per otto anni) e dunque è stato cancellato il rapporto tra i deputati e i cittadini. Ma il contributo è rimasto. Si chiama «rimborso delle spese per l’esercizio del mandato»: 3.690 euro al mese. Il 50% di questa cifra è destinato a spese specifiche: collaboratori, consulenze, ricerche, gestione dell’ufficio, convegni e sostegno delle attività politiche. L’altro 50% invece è assegnato a forfait. Ovviamente sono previsti rimborsi anche per le spese telefoniche e i viaggi. I deputati hanno tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

 

 

137 milioni all’anno
Vitalizi a 2 mila ex parlamentari E la pensione arriva a 60 anni

È una delle voci più pesanti del bilancio della Camera: le pensioni dei deputati cessati dal mandato. Ci hanno provato diversi partiti a tagliare le somme ma non c’è stato niente da fare. Ogni anno Montecitorio spende oltre 137 milioni di euro. Gli onorevoli hanno il diritto alla pensione al compimento dei 65 anni di età e a seguito dell’esercizio del mandato parlamentare per almeno 5 anni effettivi. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta per il conseguimento del diritto è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni. A tal fine, i deputati devono versare un contributo pari all’8,80 per cento dell’indennità parlamentare lorda. Ci sono oltre 2 mila fortunati ex, che hanno il vitalizio.

 

 

5.250.000 per stampare gli atti
Ma quali internet e tecnologie alla Camera vince la carta

Nonostante sia stato sviluppato molto bene negli ultimi anni il sistema di streaming della Camera dei deputati, spendiamo ancora oltre 5 milioni di euro per stampare gli atti parlamentari. Ma non è tutto. Proprio questo capitolo del bilancio registra un aumento. Il rendiconto pluriennale prevede infatti che nel 2017 si spenderanno 200 mila euro di più degli anni precedenti. Eppure sarebbe necessario un impegno per limitare la stampa degli atti, puntando sulla digitalizzazione, come peraltro l’amministrazione sta facendo in vari campi. Peraltro ai 5 milioni e rotti stanziati per la stampa degli atti, vanno aggiunte anche le «spese per servizi vari di stampa», pari a 285 mila euro all’anno.

 

 

1.200.000 euro all’anno
Parlamentari super protetti Ma pagano sempre gli italiani

Una super assicurazione per pagare gli eventuali danni subiti o provocati dagli onorevoli anche «in stato di ebbrezza». La convenzione è stata stipulata tra la Camera e la società Generali due anni fa e sarà valida fino al 31 marzo del 2017. Ogni anno Montecitorio paga poco più di 1.200.000 euro per assicurare gli onorevoli. Di questi, oltre 340 mila euro sono a carico degli italiani. Gli altri 862 mila sono coperti dal fondo di solidarietà per i deputati che è sulle spalle dei singoli eletti. La polizza copre l’invalidità permanente da infortuni o malattia e l’eventuale morte dei deputati. La mozione del M5S per abolire la quota a carico degli italiani è stata, ovviamente, bocciata dall’Aula.

 

 

11 milioni all’anno
Trasporti pagati a chi è in carica ma addio ai biglietti per gli ex

La Camera spende ogni anno 10.985.000 euro per i trasporti dei deputati. Una cifra che non comprende i soldi che venivano stanziati per gli ex onorevoli. Una cifra che è stata cancellata quest’anno. In tutto erano 900 mila euro, con cui venivano pagati biglietti e auto per i deputati cessati dal mandato quando erano occupati in convegni o in altre attività di tipo «politico». Ma l’ufficio di presidenza, che esamina le spese dell’istituzione, ha deciso di invertire la rotta proprio pochi mesi fa. Su pressione del deputato Riccardo Fraccaro, membro dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, è stato cancellato lo stanziamento. Dunque dal prossimo anno gli ex deputati dovranno pagare i trasporti.

 

 

3.605.000 per la ristorazione
Da quest’anno al ristorante possono entrare anche ospiti

All’interno dell’allegato 1.1, la lettera B.3 riguarda l’assicurare lo «svolgimento dei servizi di
ristorazione». L’obiettivo è la «riduzione della spesa per i servizi in appalto». Il ristorante interno della Camera è stato per anni al centro di numerose polemiche come simbolo di privilegi della casta. Si ricordano gli scontri sui prezzi decisamente «molto competitivi» rispetto ai normali ristoranti. Pur nell’ottica di risparmio, per il triennio 2015-2017 l’ammontare dello stanziamento risulta non indifferente: 3.605.000 euro. Da quest’anno i questori di Montecitorio hanno consentito di poter portare degli ospiti personali, a patto, però, di previa prenotazione. In questo modo si allargherebbero il numero dei fruitori, a beneficio dell’economicità del servizio.

 

 

Per l’infermeria 780mila euro
Storte, incidenti e malori Ma c’è il pronto soccorso

L’infermeria della Camera dei deputati è un luogo da cui è passata la storia. Approdo delle risse scatenate in Aula per vari motivi, punto di primo soccorso per scivolate nei corridoi del Palazzo di Montecitorio o nell’emiciclo. L’incidente più recente a questo proposito è quello occorso al Senatùr della Lega Umberto Bossi, famoso anche quello che capitò al leader di Forza Italia ed ex prmier Silvio Berlusconi che si provocò una storta alla caviglia. Lo stanziamento previsto è di 780mila euro per ciascuno dei tre anni. Il servizio, che garantisce sia pronto soccorso sia attività ambulatoriale, è stato oggetto di una gara d’appalto.

Alberto Di Majo

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: