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“Lavoro 2025”: il primo studio per capire come evolverà il lavoro nel prossimo decennio e affrontare i cambiamenti in atto

Quali saranno gli effetti del progresso tecnologico sull’occupazione? Quale sorte attende i giovani che non studiano e non sono alla ricerca di un lavoro? Come è possibile conciliare produttività e reddito di cittadinanza? «Per progettare qualsiasi futuro, e in particolare quello del lavoro, occorre prevederlo», sostiene il MoVimento 5 Stelle, che al riguardo ha realizzato lo studio “Lavoro 2025”, illustrato ieri sera a Riva del Garda. Una ricerca che fornisce una base scientifica alle proposte di legge pentastellate, sostenuta dalla professionalità di prestigiosi esperti. Lo studio affronta le questioni fondamentali che sono al centro del delicato meccanismo di equilibrio tra domanda e offerta su cui si basa mondo del lavoro.

Nel corso della serata, cui hanno preso parte i deputati Claudio Cominardi, (Commissione Lavoro M5S), Riccardo Fraccaro e il consigliere provinciale Filippo Degasperi, sono state affrontate le problematiche nazionali e locali da una prospettiva diversa: non più solo quella della crisi, ma invece quella del cambiamento.

“L’idea di uno studio previsionale, – ha rilevato Cominardi – grazie al contributo di undici tra i maggiori esperti di tematiche inerenti al tema lavoro, nasce dalla necessità di costruire una visione di insieme che tenga conto di tutte le variabili, quali: la globalizzazione, la demografia, l’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione, le diseguaglianze sociali. Perché bisogna prevedere per programmare”.

Dalla serata sono emerse in particolare le questioni della burocrazia che “strozza” le Pmi, dell’assenza di politiche attive contro la disoccupazione e della disoccupazione giovanile, con la “diaspora” di giovani che vanno all’estero in cerca di lavoro e non tornano più. Ha spiegato Fraccaro: “I nostri giovani sono frustrati perché non hanno spazi nella società dove la stragrande maggioranza dei “posti di potere” sono occupati dalle vecchie generazioni. I nostri laureati sono pochi e bistrattati, mentre sul fronte della ricerca abbiamo un saldo negativo del 13% tra i ricercatori che importiamo e quelli che esportiamo, con la sola differenza che i nostri cervelli spesso non ritornano. Saranno spesi almeno 18 miliardi di euro, nel triennio 2015-2017, per un Jobs act che ha prodotto solo milioni di schiavi moderni a suon di voucher. Con le medesime risorse si poteva intervenire in maniera strutturale e investire in programmi formativi a fronte di un reddito come accade in tutta Europa”.

La serata è servita anche a rilanciare il reddito di cittadinanza locale. Degasperi ha ricordato il disegno di legge depositato in Provincia: “A differenza del reddito di garanzia proposto dal centrosinistra locale, il reddito di cittadinanza si rivolge a tutti i cittadini italiani in difficoltà, attenuando l’impatto delle grandi diseguaglianze economiche e il calo dei posti di lavoro che si fa sentire anche in Trentino. Non è una misura assistenzialistica, perché è richiesto un preciso impegno a favore della comunità e nella ricerca attiva di lavoro. Inoltre, precise disposizioni, consentono che il denaro erogato rimanga sul nostro territorio”.

 

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