Riccardo Fraccaro BLOG

La reazione dei cittadini svizzeri all’Europa della finanza, il M5S per la democrazia diretta anche in Italia

democrazia diretta in SvizzeraÈ lunga la serie di consultazioni referendarie sul tema della libera circolazione delle persone attraverso cui gli svizzeri hanno avallato gli accordi bilaterali con altri Paesi europei. E ancor più lunga è la serie di iniziative popolari lanciate per limitare l’immigrazione, che poi sono fallite per insufficienza di firme o sono state bocciate dalla maggioranza dei cittadini svizzeri (dal 1968 al 2000, in media una ogni 3 anni). In conseguenza di ciò, in Svizzera i lavoratori stranieri sono il 30% della manodopera.

In netto contrasto con questo percorso, con il voto popolare del 9 febbraio la Svizzera dovrà fissare dei tetti massimi per i permessi di dimora e contingenti annuali per tutti gli stranieri calcolati in funzione dei bisogni dell’economia. Quattro anni di dibattito pubblico aperto ed informato hanno portato la quota dei favorevoli alla limitazione dei flussi immigratori dal 30% circa a più del 50% proprio in coincidenza del voto. La decisione dei cittadini elvetici potrebbe sorprendere e farci pensare ad una deriva xenofoba e razzista, ma analizzando la situazione scopriamo che la questione è un’altra.

L’Europa dei burocrati che non è stata in grado di scrivere insieme ai cittadini una Costituzione europea ora insorge. L’Europa del fiscal compact che ha affossato le economie dell’area mediterranea e ha creato situazioni di dumping salariale nelle categorie a basso reddito suona l’allarme del nazionalismo in vista delle prossime elezioni europee. L’Europa che antepone le infrastrutture inutili come la TAV ad un welfare virtuoso ed inclusivo ora accusa la Svizzera senza recitare il mea culpa. Il colonialismo finanziario dell’UE ha messo in secondo piano i cittadini e questi, laddove possono utilizzare strumenti di democrazia diretta come in Svizzera, fanno sentire la loro voce per difendere ciò che l’Europa della finanza può distruggere.

Dalla Svizzera abbiamo solo da imparare, perché gli strumenti democratici non permettono di svendere la sovranità popolare al barone di turno, magari anche grazie ad un’informazione deviata. L’iniziativa popolare è uno strumento di partecipazione potentissimo che ha permesso di evitare la degenerazione della rappresentanza politica, come accaduto in Italia, e che ha messo l’acceleratore sulle riforme che i partiti e le élite non sarebbero stati in grado o non avrebbero voluto varare. Gli svizzeri ci hanno dimostrato che i cittadini possono controllare i politici e partecipare ai processi decisionali con un metodo rigoroso, dal piccolo Comune fino al livello federale. È a questo modello che dovremmo guardare: le decisioni si prendono insieme ai cittadini, non contro di loro. A maggio, ad esempio, gli svizzeri si esprimeranno sull’acquisto dei velivoli da combattimento Gripen, mentre in Italia il Governo ci ha imposto gli F35. La differenza tra una vera democrazia ed una oligarchia mascherata è questa: nella prima sono i cittadini ad pronunciarsi direttamente sulle scelte politiche facendole coincidere con l’interesse generale, nella seconda invece subiscono le decisioni prese da una ristretta cerchia di nominati per favorire interessi privati. Per questo presenterò delle proposte di legge volte ad introdurre dei veri strumenti di democrazia diretta nel nostro Paese, rafforzare gli istituti esistenti e garantire il principio costituzionale secondo cui la sovranità appartiene al popolo. Sarà questa la prossima sfida per cambiare l’Italia. In alto i cuori!

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