Riccardo Fraccaro BLOG

In Trentino giovani disoccupati al 34%. La politica degli annunci non paga

Intervista a Dalpez - CopiaE’ stato raggiunto il picco del 34%. I dati sulla disoccupazione giovanile sono allarmanti. Se poi guardiamo all’universo femminile scopriamo che una ragazza su due non ha un lavoro. Scopriamo così che l’emergenza occupazione non esiste solo a livello nazionale ma anche nel Trentino della magnadora e del clientelismo. Il M5S è preoccupato per la deriva che sta caratterizzando la provincia di Trento. Ed è anche per questa ragione che nel corso della settimana ci siamo confrontati con i vertici della Camera di Commercio per cercare di comprendere il ruolo che l’ente camerale può svolgere a favore dello sviluppo economico locale.

Lo scopo che, senza distinzione di appartenenza, tutte le forze politiche dovrebbero perseguire è quello di facilitare l’attività d’impresa per ridare nuova linfa al tessuto economico e sociale. Purtroppo abbiamo appurato che non è affatto così. Le imprese poggiano su un sistema istituzionale malato fatto di favori e di veti incrociati e che non è in grado di riformarsi e di stare al passo con i tempi. Inoltre, mentre la politica non ha capacità di ascolto e di dialogo, i poteri corporativi guardano solo al proprio ambito. Non esiste un disegno organico che miri ad una proficua interazione tra le imprese e la rappresentanza politica. La Camera di Commercio è in balia dell’inettitudine di chi deve definire indirizzi, compiti e funzioni.

In 6 mesi di sterile dibattito sui vitalizi, a seguito del quale non è stato raggiunto alcunchè, il governo locale si è preoccupato solo di tutelare i propri privilegi ed ha perso completamente di vista i bisogni del mondo reale. Le imprese non possono più sostenere il peso della burocrazia ma alla partitocrazia questo non importa perché interessa solo mantenere il rapporto con i potenti. A pagare dazio sono quindi le PMI che nel contesto italiano sono figlie di un Dio minore. Solo un’economia fiorente dove le imprese possono agire liberamente può permettere la creazione di lavoro ma ciò non si verifica.

Il sistema imprenditoriale è un bene collettivo e converrebbe a tutti mantenerlo sano ed efficiente. Non si tratta solo di poltrone e di prerogative esclusive nella gestione dell’erogazione dei contributi pubblici agli amici ma di creare le condizioni affinché con regole chiare e semplici si consenta alle imprese di prosperare e di creare valore aggiunto. Va pertanto aperto un dibattito pubblico serio sulla questione delle imprese e del lavoro. Basta con gli annunci. E’ necessario dimostrare un impegno concreto per raccogliere idee nuove e per realizzarle in modo condiviso. Il M5S sta già finanziando il fondo per le PMI rinunciando ai privilegi ai quali la casta non vuole rinunciare. E’ inoltre disposto a discutere in modo trasparente qualsiasi soluzione per dare un futuro lavorativo ai nostri figli.

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