Riccardo Fraccaro BLOG

Il Pd del Trentino sui referendum: un barile senza fondo

barileCredevamo che con lo svilimento dell’istituto referendario imposto da Renzi a livello nazionale, il PD avesse raschiato il fondo. La convinzione diffusa era che in Senato stavamo assistendo ad un processo distruttivo unico e irripetibile. Purtroppo, ancora una volta, la realtà supera i peggiori timori. Il Partito Anti-democratico del Trentino è andato oltre, confermando che non c’è nulla raschiare perché il PD è un barile ammuffito senza fondo.


Oggi, nell’aula del Consiglio provinciale di Trento, era in discussione l’iniziativa popolare sulla democrazia diretta promossa da Più Democrazia in Trentino. Le proposte del comitato erano parecchie e miravano ad allargare la partecipazione dei cittadini in un territorio caratterizzato da uno spiccato senso civico. La parte relativa ai referendum era innovativa e voleva proiettare il Trentino nel futuro: quorum zero, referendum confermativo anche su materie finanziarie, referendum propositivo con controproposta del Consiglio e molte altre novelle legislative. Tutto in linea con le raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, allo scopo di valorizzare e rigenerare il capitale umano messo a rischio da politiche pubbliche lontane dai bisogni della gente.

Abbiamo constatato che l’ondata reazionaria provocata dal Governo Renzi ha raggiunto anche le Alpi. Non è sufficiente l’eliminazione delle minoranze e del diritto riservato ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti negli organi costituzionali repubblicani. C’è un disegno molto più ampio. Stiamo assistendo alla distruzione totale degli istituti democratici anche a livello locale. Si tratta di un azzeramento a 360 gradi che vuole andare in profondità, per togliere linfa vitale alla democrazia.
Il PD del Trentino insieme ad altri partiti autonomisti locali come PATT, UAL e UPT ha firmato una serie di emendamenti killer per sopprimere integralmente la proposta supportata da 4000 cittadini. Questa è la ragione per cui il comitato ha chiesto il rinvio del disegno di legge alla commissione legislativa, vincolando tale scelta alla richiesta di un parere tecnico alla Commissione di Venezia per vedere riconosciuta la correttezza degli interventi. Diversamente, avrebbe ritirato il disegno di legge per evitare l’erosione di diritti popolari acquisiti.

Con gli emendamenti presentati il PD mirava a mantenere il quorum al 40% per i referendum abrogativi. Poi, come se non bastasse voleva camuffare il referendum consultivo da referendum propositivo dato che a quest’ultimo veniva levato l’effetto vincolante della decisione popolare. Nonostante ciò, la soglia di firme necessarie per richiedere un referendum veniva innalzata da 8.000 a 13.000. Traduzione: 10% in meno per il quorum, mantenendolo comunque sufficientemente alto e quindi irraggiungibile, e 63% in più per richiedere un referendum vincolante.


A Trento come a Roma il PD sta dando prova di essere un partito conservatore ai limiti dell’indecenza. Ha appena approvato la porcata dei vitalizi permettendo la riscossione di rendite d’oro già a partire dai 60 anni agli ex politici, ha avvallato un regalo da 10 milioni di euro della Giunta per continuare a finanziare la malagestioe di una cooperative locale e, dulcis in fundo, la mazzata finale alla democrazia. Ha portato avanti un tentativo di contro-riforma degli istituti di democrazia cercando di imporre, senza alcun confronto trasparente con le opposizioni e i cittadini, regole che sono scritte e dovrebbero valere per tutti.


Il MoVimento 5 Stelle, con i consiglieri Degasperi e Bottamedi, aveva presentato degli emendamenti puntuali per migliorare alcuni singoli aspetti e per rafforzare l’impianto dell’iniziativa popolare. Purtroppo l’atteggiamento propositivo non è servito a nulla. Ora la priorità è invece quella di difendere la vecchia legge dagli attacchi predatori della maggioranza. 

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