Riccardo Fraccaro BLOG

Il decreto di Renzi sulla competitività è un regalo a lobbies, cricche e poteri forti

competitiveness1La maggioranza, sempre sotto il ricatto del voto di fiducia, ha approvato il decreto dedicato alla competitività. Per l’esattezza, alla competitività del Governo Renzi con i suoi predecessori nella produzione di provvedimenti incostituzionali e recessivi. Una competizione sfrenata a chi scrive i testi più illegittimi e dannosi, che questo esecutivo si candida a vincere di slancio. Come il Cimabue del Carosello, infatti, Renzi fa una cosa e ne sbaglia due: non solo il decreto calpesta i requisiti di omogeneità, necessità ed urgenza, ma contiene anche disposizioni che aggravano la già allarmante recessione economica. 

 

È ormai una prassi consolidata quella di calpestare i dettami costituzionali con il beneplacito del Capo dello Stato. La Costituzione attribuisce al Parlamento la funzione legislativa e, solo in casi straordinari di necessità e urgenza, prevede il ricorso ai decreti legge da parte del Governo. Qui di straordinario c’è unicamente il vulnus causato dal commissariamento della democrazia, la sola urgenza di Renzi è quella di imporre per decreto l’ennesima slide che nasconde il vuoto pneumatico del Governo, l’unica necessità è di introdurre nuove norme a favore delle cricche in materia di ambiente, finanza e attività produttive.

 

Vengono introdotti limiti più tolleranti per la bonifica delle aree militari, abbassando i già insufficienti standard di tutela ambientale. Si prevede l’ennesimo inceneritore, per la gioia di costruttori, petrolieri e degli stessi partiti che sono finanziati da questi ecomostri. Viene modificato il piano ambientale dell’ILVA, prevedendo la gentile restituzione alla famiglia Riva delle somme sequestrate senza imporre l’eliminazione dei fattori inquinanti e la riconversione dell’impianto. Anzi, i termini per lo spegnimento degli altiforni sono prorogati. È la black economy del Governo. Che si riflette, come se non bastasse, nella politica fossile di Renzi in termini energetici: con lo spalma-incentivi si mina alle fondamenta un settore che da solo può garantire sviluppo occupazionale, riduzione dell’inquinamento, maggiore autonomia energetica ed enormi risparmi per tutti i cittadini. L’esatto contrario di ciò che sta facendo questo Governo alle dirette dipendenze delle lobbies.


Le lobbies finanziarie, ad esempio: grazie a questo decreto, i capitalisti senza capitali potranno continuare a comandare in borsa pur non avendo un quattrino. Con le norme riguardanti la doppia soglia OPA e le azioni a voto plurimo, infatti, il Governo Renzi e i sedicenti dissidenti Pd hanno trovato una profonda sintonia per salvare gli squattrinati finanzieri all’italiana. Concedere più diritti di voto ad una sola azione e, al contempo, incrementale il costo per il controllo delle società quotate, significa lanciare un salvagente ai vecchi assetti proprietari dei grandi gruppi finanziari. Le gestioni inefficienti, così, non corrono il rischio di essere spazzate via, il ricambio ai vertici aziendali è scongiurato il soccorso rosso ai vari padroni di società come Unicredit Telecom ha l’effetto di imbullonarli alle poltrone. L’alta finanza ringrazia.


L’Italia sta precipitando sempre più in fondo alle classifiche mondiali sulla competitività a causa di criticità strutturali che l’Esecutivo, con la sua incapacità di affrontare i problemi del Paese reale, concorre ad aggravare. La bassa crescita del Pil, il debito pubblico, la tassazione alle stelle, l’accesso al credito, l’efficienza amministrativa, le tariffe energetiche, le infrastrutture, le innovazioni tecnologiche, l’istruzione e l’alta formazione, la corruzione, l’evasione fiscale e la disoccupazione. Sono tutti elementi che è necessario affrontare per rivitalizzare il tessuto produttivo. Questo decreto, invece, che non farà altro atrofizzarlo.

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