Riccardo Fraccaro BLOG

I pizzini segreti del Patto del Nazareno tra Renzi e Verdini: le riforme come merce di scambio per la cricca

renzi_verdini_berlusconiIl vero padrino delle riforme incostituzionali, che sussurra all’orecchio di Renzi i contenuti del papello con cui sostituire la nostra Carta fondamentale, è il plenipotenziario di Forza Italia Denis Verdini. Collezionista instancabile di processi per corruzione, affiliazione a società segrete, appropriazione indebita di fondi per l’editoria, truffa, associazione a delinquere e bancarotta, il custode del Patto del Nazareno ha il curriculum giusto per riscrivere la Costituzione ad uso e consumo della casta. Soprattutto, Verdini è l’uomo ideale per condurre la trattativa Governo-cricca: è l’incarnazione perfetta dell’inciucio Renzi – Berlusconi e può fare gli interessi tanto di Forza Italia quanto del Pd. Oltre ai propri interessi personali, s’intende. Il Patto del Nazareno, insieme alla deriva autoritaria delle istituzioni, ad una legge elettorale incostituzionale e ad un Presidente della Repubblica garante del sistema partitocratico, prevede altri “pizzini” di cui nessuno parla.

 

Va detto anzitutto che Verdini condivide con Renzi e la stessa Boschi la comune terra d’origine, la Toscana degli istituti di credito e delle logge: e infatti un ex banchiere socio di Verdini ha sostenuto la campagna elettorale dell’allora candidato sindaco fornendogli un elicottero, mentre il padre del Ministro delle riforme è atterrato sulla poltrona di vicepresidente della Banca d’Etruria, vicina a Licio Gelli. Una venerabile comunanza di interessi. Tra il Rasputin di Forza Italia e lo zar del Pd c’è soprattutto un rapporto di affetto e riconoscenza: quando Renzi aspirava a diventare primo cittadino di Firenze, andò in pellegrinaggio a diverse iniziative organizzate da Verdini. Il quale, alla fine, decise di contrapporgli come candidato sindaco del centrodestra Giovanni Galli: praticamente, gli servì un goal a porta vuota. Poi Renzi, per avere indicazioni su come amministrare la città, andò direttamente ad incontrare Berlusconi ad Arcore.

L’inciucio tra Pd e Forza Italia si sta sviluppando con la profonda sintonia sulle riforme. L’impianto massonico del ddl incostituzionale, che prevede l’imposizione di due soli partiti, il controllo dei media, la dittatura Governativa, la riforma politica della magistratura e l’abolizione del Senato come organo politico, è certamente ispirato dalla mente del più potente consigliere di Berlusconi: Verdini ha consegnato altri pizzini a Renzi durante l’incontro al Nazareno.

 

Anzitutto, le precise istruzioni per mettere al sicuro il forziere del pregiudicato decaduto: la disinformazione si guarda bene dal dirlo, ma scandalosamente il Governo non ha ancora recepito la direttiva europea sui tetti alle pubblicità. Glielo chiede Silvio, che ha bisogno di massimizzare i profitti di Mediaset per evitare il proprio tracollo imprenditoriale, e quindi politico. Ovviamente Renzi ha garantito di non toccargli il conflitto di interessi e, per giunta, di farsi dettare la controriforma della giustizia.

Ed ecco il punto cardine dell’accordo toscano: la Banca d’Italia, che ha contestato appunto Verdini un conflitto di interessi da 60 milioni di euro per il Credito cooperativo fiorentino di cui è stato amministratore, ne ha decretato la liquidazione coatta. Verdini è stato appena rinviato a giudizio per associazione a delinquere e bancarotta. Ora, lo Stato avrà un ruolo cruciale in questi processi: potrà costituirsi o meno parte civile e potrà far pendere l’ago della bilancia dal lato dell’accusa o da quello della difesa. Il premier farà ovviamente di tutto per tener fede al patto segreto di fratellanza con Verdini, ma ora abbiamo scoperto le carte del loro gioco e messo sul tavolo le nostre proposte. Renzi non ha più alibi. Ci opporremo a questo indegno commercio e daremo battaglia contro le riforme del partito unico Forza-Pd, difendendo a spada tratta la nostra democrazia dall’alleanza piduista.

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