Riccardo Fraccaro BLOG

I centri commerciali devastano comunità e territorio

global shopping villageI centri commerciali strappano l’anima e il cuore alle città. Risultati identici per Mülheim (Germania), Mur (Austria) o Kiev (Ucraina), tutte realtà che hanno percorso un viaggio che ha portato a svuotare i centri storici, a cementificare con enormi strutture e sterminati parcheggi, a incentivare l’uso dell’automobile accentuando il traffico veicolare e a esasperare i comportamenti consumistici.

La strategia dell’espansione ha trovato una sua giustificazione ideologica, perfino religiosa, con tanto di benedizioni inaugurali, pur di giustificare il consumo di suolo agricolo e la distruzione del tessuto delle economie di vicinato. Sindaci o Bürgermeister, latini o germanici, nessuna differenza nelle modalità di adescamento dei soggetti pubblici: concessioni edilizie, pubblicità massive sui media locali e promesse di posti di lavoro per soddisfare le ambizioni elettorali. Queste le tecniche e le merci di scambio per trattare e convincere gli amministratori locali ad appoggiare l’espansione delle aree da destinare alla speculazione.

Un fiorire di rotatorie e cartelloni commerciali per portare ai centri mono-marca mentre i negozi storici chiudono i battenti. Non è un risultato casuale ma la conseguenza di un piano ben architettato da costruttori, responsabili dei centri commerciali, banche e investitori internazionali, tutti soggetti estranei allo sviluppo e al bene comune della città.

Qui la prima parte del documentario Global Shopping Village di Ulli Gladik

L’ARCH. BRUNE CI DIMOSTRA COME I CENTRI COMMERCIALI IMPATTANO SU CITTA’, UOMO E AMBIENTE

Le conseguenze prodotte dai centri commerciali sul territorio sono radicali e non riguardano solo le attività commerciali bensì anche l’offerta culturale e la fruizione degli spazi pubblici e del tempo libero. La portata dell’impatto è determinata dalla forte connessione tra i flussi dei mercati finanziari, la costruzione delle infrastrutture (parcheggi e magazzini) e la modifica degli assetti urbanistici.
Nel secondo estratto del documentario di Ulli Gladik ‘Global Shopping Village’ prende la parola un architetto che in passato ha realizzato alcuni centri commerciali e che poi è diventato uno dei critici più ferventi di questo modello speculativo.

Nel video Walter Brune illustra graficamente come funziona il processo di modifica degli equilibri e dei flussi urbani immaginando il tessuto socio-economico di una città. Dove c’è il cuore del commercio si fanno i profitti, sono localizzati opera, teatro, museo, cinema, scuole, asili e intorno ci abitano le persone. Arriva l’investitore che decide di investire in un nuovo centro con la promessa di creare nuovi posti di lavoro e una maggiore qualità della vita. La verità è che la sua finalità è quella di spostare il commercio al dettaglio per fare profitti concentrandoli in un’unica struttura piramidale. Per farlo deve convincere i politici ma non dice che andranno persi molti più posti di lavoro e che non si creerà né cultura né spazio pubblico.

Dagli schizzi di Brune possiamo comprendere da un punto di vista grafico come i centri commerciali non sono spazi pubblici ma dei non-luoghi dove tutto è controllato e regolato per indirizzare le scelte dei consumatori.

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