Riccardo Fraccaro BLOG

Elezione del Presidente della Repubblica, intervista a IntelligoNews.

Intelligo-news-300x287-1Di seguito la mia intervista a IntelligoNews sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Durante la riunione plenaria dei parlamentari del Movimento 5 Stelle è stato pronunciato anche il nome di Pierluigi Bersani. A farlo, oltre al membro del Direttorio Alessandro Di Battista, anche il deputato Riccardo Fraccaro. IntelligoNews lo ha sentito per capirne qualcosa in più e chiedergli anche un commento sugli ultimi fuoriusciti dal Movimento…

 

Il nome di Bersani serve a destabilizzare il Patto del Nazareno. Lui e non Prodi, si è detto nella riunione plenaria, perché ha saputo tenere la schiena dritta contro il suddetto patto. Da dove nasce l’idea, è un qualcosa di ponderato e condiviso già da giorni? Possiamo aspettarci già domani di vedere scritto il nome di Bersani decine di volte?

«C’è semplicemente la possibilità che il nome di Bersani entri nella rosa che verrà poi scelta sul web dagli iscritti del Movimento 5 Stelle, così da permettere loro di ragionare comodamente da casa, senza far pagare due euro per decidere chi potrebbe essere il miglior Presidente della Repubblica per questo Paese.
Il mio discorso non è così semplicistico: in questo momento in assemblea tutti stanno esprimendo liberamente le proprie idee e perplessità. Forse nessuno di noi, proprio perché stiamo scegliendo la carica più importante, ha certezze assolute. Anch’io sto ascoltando interventi molto interessanti che mi stanno facendo ragionare».

Un’occasione importante per voi del Movimento 5 Stelle…

«L’occasione per far capire quale Presidente della Repubblica hanno in testa coloro che da cinque anni hanno iniziato una battaglia politica per far cambiare questo Paese. Una speranza, una luce nuova come fu con Rodotà. Questo siamo chiamati a fare almeno per i primi tre scrutini, è un tentativo che dobbiamo fare».

Dalla quarta votazione in poi cosa accadrà?

«Se il Patto del Nazareno dovesse vacillare dobbiamo chiederci come possiamo cambiare il Paese. Credo che la risposta sia in una rivoluzione pacifica, culturale, sociale che produca un risveglio nella cittadinanza. Per farlo ci vogliono degli scossoni. Gli italiani hanno avuto tutte le possibilità per aprire gli occhi e rendersi conto dello sfacelo che alcune lobby stanno portando nel Paese.
Molti italiani però sono ancora pavidi, poco coraggiosi, preferiscono lamentarsi piuttosto che fare qualcosa. Trovano continuamente delle scuse. Ricordo quando siamo entrati abbiamo chiesto a Bersani e al suo Pd di aprire subito le Commissioni e votare immediatamente una legge sul conflitto d’interessi, ma ci hanno risposto che non si potevano aprire le Commissioni, nonostante in passato fosse stato fatto».

Mi perdoni, ma Bersani è lo stesso a cui avete risposto nel modo in cui tutti ricordiamo quando aprì il dialogo con voi…

«Stavo arrivando esattamente a questo. Allora, dopo le nostre quirinarie, chiedemmo al Pd e a Bersani di votare Rodotà, dicendo che si sarebbe aperta un’altra strada, ma non fu fatto».

Oggi però fate il suo nome. 

«Ho pensato di fare il suo nome in assemblea, ma credo che il Pd non lo voterà. Sono troppo poco coraggiosi, troppo corrotti per spezzare i rapporti con Berlusconi. Ormai il Pd è un partito berlusconiano.
Questa forse, se gestita bene, potrebbe essere l’ennesima occasione per togliere ogni scusa agli italiani. Ancora oggi, pur di non accettare la realtà, ci dicono che siamo noi a non dialogare (ride, ndr). Nonostante abbiamo chiesto a Renzi di fare i nomi, lui sta dicendo a tutti i parlamentari che farà il nome poche ore prima e che dovrà essere votato. La stampa sta dicendo che siamo noi a non voler dialogare perché non siamo andati al Nazareno: ma stiamo scherzando? Tutti stanno trovando delle scuse per non cambiare questo Paese, la mia era dunque solo una proposta per poter eventualmente pensare di togliere ogni alibi agli italiani».

Andiamo a sabato, al quarto scrutinio: secondo lei la minoranza democratica convergerebbe sul nome di Bersani?

«La minoranza del Pd è un mondo per me difficile da decifrare perché dinanzi a certe scelte ha detto delle cose e fatto delle altre. Non so cosa possa fare sabato o alle prime tre votazioni.
La mia proposta non è per la minoranza del Pd, ma per gli italiani affinché vengano messi davanti all’ennesima evidenza. 
Qualora dovessero andare avanti le riforme costituzionali, quando morirà la democrazia allora servirà una rivoluzione pacifica per riappropriarsi delle istituzioni. I cittadini per essere pronti a quel momento dovranno essere liberi da ogni dubbio e io non voglio darne».

Questa mattina nell’assemblea sono stati pronunciati nomi come quelli di Benigni e Magalli, suscitando anche risposte piccate e indignazione da parte di alcuni di voi, ad esempio del senatore Petrocelli. Anche a lei ha dato fastidio? 

«Il nome di Magalli, come ammesso da lui stesso, è di evidente critica, quasi una presa in giro. Un nome scelto dai lettori de Il Fatto Quotidiano che mediamente non sono di certo persone sprovvedute o non colte, nome che prende in giro una classe politica dalla quale queste persone si sentono prese in giro. Credo che sia questa l’ottica con cui va letto».

Grillo ha detto a Renzi di prendere esempio da voi. In realtà viste le tensioni nel Pd e il possibile addio della cosiddetta minoranza dem, il riferimento potrebbe essere anche agli ultimi, ennesimi fuoriusciti del Movimento 5 Stelle. Che idea si è fatto di quanto accaduto ieri?

«L’idea è che l’essere umano ha le sue mancanze e le sue debolezze. Credo che fosse prevedibile, io stesso faccio fatica a stare nel Movimento 5 Stelle perché ho solo da perderci. A livello economico e di salute perché il lavoro è tanto e abbiamo tutti i mezzi di comunicazione contro.
Guadagno 2.500, 3.000 euro quando potrei prenderne 15.000 netti al mese. Con quelle cifre per il resto della vita non dovrei più lavorare, ma credo che alla fine l’onestà sia la cosa più bella ed è una battaglia da portare avanti.
Io non mi sorprendo che i giornalisti parlino tanto di chi se ne va dal Movimento 5 Stelle, semmai mi sorprende come i giornalisti non sottolineino i tanti parlamentari confluiti nel Partito Democratico, persone che hanno fatto la loro campagna elettorale contro il Pd e che poi sono stati assorbiti. Questa è la differenza tra chi rispetta o meno le promesse».

Related Articles

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: