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Ecco perché il referendum propositivo non sarà contro la Costituzione. La mia lettera a “La Repubblica”

Caro direttore, ho letto il contributo di Andrea Manzella sul referendum propositivo e vorrei rassicurare lui e i lettori rispetto ad alcune preoccupazioni sollevate. Manzella ritiene generica la previsione secondo cui non possono essere sottoposte a referendum iniziative in contrasto con la Costituzione. Non è così. Nel testo originario il limite veniva fissato nei «principi e diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dal diritto europeo ed internazionale», ma le opposizioni — il Pd in particolare — hanno ritenuta questa formula equivoca. Per chiarire che ogni disposizione costituzionale dovesse essere parametro di ammissibilità, è stata proposta e accolta quella attuale. Si esclude così che le iniziative popolari possano essere in contrasto con qualsiasi norma costituzionale, compreso l’art. 117, secondo cui la potestà legislativa si svolge nel rispetto “dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Non ci sono, quindi, margini di ambiguità, neppure con rifermento agli altri limiti di ammissibilità previsti per il referendum. Per Manzella il testo della proposta di riforma determinerebbe una rottura del “fondamento parlamentare” della Costituzione. Al contrario, il Parlamento può approvare la proposta popolare o individuare una diversa soluzione normativa che trovi l’apprezzamento dei promotori: in questi casi il referendum non si terrà. Altrimenti, il Parlamento potrà approvare una sua “controproposta”. Al momento del referendum gli elettori potranno valutarne i contenuti ed essa sarà promulgata qualora non sia approvata la proposta popolare. Quindi, di fronte ad una proposta che proviene da una minoranza, i 500.000 elettori, si fa affidamento sulla capacità del Parlamento, rappresentativo di tutto l’elettorato, di proporre una soluzione più capace di incontrare il consenso dei cittadini. Peraltro, l’iniziativa popolare è approvata solo se ottiene almeno 12 milioni e mezzo di voti favorevoli, altrimenti prevale la proposta del Parlamento persino di fronte ad una diversa espressione del voto popolare. La riforma dà più fiducia ai cittadini, sviluppandone la capacità di partecipazione, e al Parlamento, valorizzandone la capacità di costruire il consenso. Lo scopo è proprio quello indicato da Manzella: innescare un “confronto positivo” tra sovranità popolare e istituzione parlamentare… perché “aumenti il volume della democrazia”.

Riccardo Fraccaro

Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta

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