Riccardo Fraccaro BLOG

E se a decidere lo stipendio e le prebende dei politici fossero i cittadini?

busta paga politico

Nelle scorse settimane grazie all’interrogazione dei consiglieri M5S è montato lo scandalo sui vitalizi in Trentino Alto Adige. Nell’autunno del 2012 i consiglieri della scorsa legislatura approvarono all’unanimità la nuova legge sui vitalizi. Con la scusa di annullarli, attraverso la legge, ne permisero l’attualizzazione e l’incasso immediato garantendosi cifre astronomiche in forma liquida e senza dover aspettare l’età pensionabile. In quel tempo le dichiarazioni trionfalistiche sui benefici della riforma furono riportate in pompa magna dai giornali e rafforzate dal silenzio dei sindacati, gli stessi soggetti che ora si indignano, accusano la classe dirigente difesa fino a ieri e suggeriscono interventi d’urgenza.

Oggi, ad esclusione del M5S – unica forza politica ad aver presentato un disegno di legge per affermare i principi dell’equità e della giustizia sociale una volta per tutte – le proposte per trovare una via d’uscita allo scandalo mancano. Tra mille proclami e mille promesse i partiti sono clamorosamente fermi al palo. Le lacerazioni non sono al loro interno, dove con grande spirito di clan difendono reciprocamente il malloppo con le unghie, ma con i cittadini. I politici lottano per garantirsi l’eccesso mentre i cittadini lavorano sodo per arrivare alla fine del mese e per accumulare una pensione che nella migliore delle ipotesi riceveranno a partire dai 65 anni.

Per favorire la guarigione della ferita sociale causata dall’avidità della partitocrazia la medicina c’è. Considerato l’impasse e la mancanza di buona fede da parte dei politici e dei gruppi di potere che gravitano intorno a loro, la scelta su come procedere dovrebbe spettare di diritto a chi quei soldi li deve sborsare, i cittadini. La procedura non sarebbe per nulla rivoluzionaria tant’è che in paesi come la Svizzera e gli Stati Uniti gli elettori possono intervenire direttamente sulle leggi che regolano gli stipendi di coloro che li rappresentano.

I consiglieri, e più in generale i parlamentari, non dovrebbero avere timori. Non morirebbero di fame. I cittadini sarebbero disposti a pagarli per il lavoro che svolgono ma senza eccessi. Ad esempio, è comprovato che i portavoce del M5S siano stati eletti con l’impegno (rispettato) di percepire 5000 Euro lordi mensili e di restituire le eccedenze. Un altro esempio arriva dagli Stati Uniti dove un sondaggio di Public Policy Polling dimostra che il valore medio che i cittadini sarebbero disposti ad erogare come stipendio ai membri del Congresso è di circa 100.000 dollari l’anno. Al cambio attuale, l’importo corrisponde a circa 6.000 Euro mensili, guarda caso, poco più di quanto percepiscono oggigiorno i portavoce del M5S.

A livello nazionale esiste già una proposta che va in questa direzione. E’ contenuta nell’art.3 del testo di legge dell’iniziativa popolare di modifica costituzionale promossa dal comitato Quorum Zero e Più Democrazia: « ART. 69. – I membri del Parlamento ricevono un’indennità determinata dagli elettori al momento del voto. Gli elettori scelgono nella scheda elettorale un numero intero compreso tra 1 e 10, la cui media aritmetica, ottenuta dalle indicazioni di voto valide arrotondata al primo decimale, viene moltiplicata per il reddito medio pro capite dei cittadini. I membri del Parlamento non ricevono altri trattamenti economici o materiali o prestazioni di beni e servizi, diarie o rimborsi, al di fuori dell’indennità ». A livello locale invece basta togliere i limiti di materia previsti dalla legge sul referendum attualmente in vigore ed il gioco è fatto. Poi, se non lo faranno i politici, ci penseranno i cittadini a fissare la soglia più opportuna.

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