Riccardo Fraccaro BLOG

Dorigatti re della casta. Come la Boldrini.

Aristocrats-in-Medieval-Era«Quando abbiamo approvato la legge non era stato fatto questo calcolo. Penso che dobbiamo tornare a discutere della questione». Non sono le parole di uno studente di terza media che non ha capito la differenza tra capitale e interesse. Sono le parole che Bruno Dorigatti, Presidente del Consiglio provinciale di Trento dell’attuale e della scorsa legislatura, ha pronunciato dopo la pubblicazione dei dettagli della riscossione anticipata dei vitalizi resi noti a seguito di un’interrogazione del M5S.

Nell’ottobre 2012, commentando le intenzioni del Governo Monti di tagliare i costi della politica, lo stesso Dorigatti accusò con le seguenti parole coloro che proponevano un taglio ai privilegi: «Se si ragiona solo sulla diminuzione dei costi, allora un prefetto costa sempre meno di 20 consiglieri. Ma in questa delicatissima fase la democrazia deve farsi più inclusiva di quanto sia mai stata, il livello di partecipazione va elevato, non ristretto. Certe misure sono state decise sotto la spinta del populismo crescente, che lede i principi della democrazia e della sua stessa articolazione»

A partire da queste affermazioni e dalla constatazione che Dorigatti non ha fatto alcunché per favorire l’incremento del livello di partecipazione popolare, le ipotesi sono due. La prima è che abbiamo a che fare con una persona impreparata che non è in grado di comprendere i più elementari fondamenti di matematica e nemmeno l’essenza dell’emergenza etico-sociale che stiamo vivendo. La seconda è che i trentini si trovano di fronte ad uno spregiudicato sindacalista della casta e non a colui che dovrebbe garantire il corretto funzionamento delle istituzioni. In entrambi casi si tratta di un soggetto inadatto a svolgere la funzione di Presidente del Consiglio.

La credibilità dell’Autonomia è messa a repentaglio proprio per mano di coloro che dovrebbero difenderla e promuoverla. E’ necessario dare dei segnali forti e decisi. Dorigatti ha una forte responsabilità nei confronti delle famiglie trentine, le quali sono state vittime di una vera e propria truffa. Nell’attesa delle sue dimissioni, lo invitiamo a restituire le eccedenze incassate dal 2008 ad oggi. Può versarle sul conto corrente acceso – su iniziativa di coloro che lui definisce populisti – per alimentare il fondo di garanzia per le PMI. Per arrotondare potrebbe rinunciare fin da subito all’indennità aggiuntive connesse al suo ruolo istituzionale. Per le modalità pratiche può rivolgersi al consigliere Degasperi, il quale ha rinunciato prontamente all’indennità di segretario dell’ufficio di presidenza al momento della sua nomina.

In Trentino Alto Adige i consiglieri a 5 Stelle sono solo tre ma sono sufficienti per offrire una dimostrazione di coerenza e di trasparenza per abbattere il fortino della casta e per riprogettare un modello di autonomia virtuoso. In alto i cuori!

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