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Democrazia diretta, nessun conflitto popolo-Parlamento: la mia intervista a “Il Sole 24 Ore”

Nella mia intervista a “il Sole 24 Ore” ho spiegato che, grazie alle riforme del cambiamento, la democrazia diretta viene perfettamente integrata con il sistema della rappresentanza: si offrono ai cittadini nuove forme di partecipazione e al Parlamento nuovi strumenti di dialogo. La Costituzione è di tutti, per questo abbiamo cercato il più ampio consenso: con il quorum strutturale zero e deliberativo al 25% si impediranno le pratiche ostruzionistiche garantendo al contempo l’approvazione di proposte con largo consenso.

Ministro Fraccaro, è deluso dal fatto che in commissione si è deciso di introdurre il quorum del 25% dei sì? Il testo originario non prevedeva quorum. 

Sono molto soddisfatto. La materia costituzionale non appartiene all’indirizzo politico della maggioranza e non può essere il terreno sul quale realizzare ad ogni costo il proprio programma. La Costituzione è di tutti e per questo occorre che la maggioranza non solo ascolti le opposizioni, ma cerchi di costruire l’accordo più ampio possibile. Per questo è stata recepita la proposta avanzata in audizione da alcuni esperti e fatta propria da alcuni parlamentari dell’opposizione di un quorum approvativo del 25% dei voti validi. Ciò significa che le proposte di legge che saranno sottoposte a referendum non saranno approvate se non otterranno il favore di almeno un quarto degli elettori. In questo modo si evita un quorum partecipativo, che avrebbe incoraggiato l’astensionismo, e contemporaneamente si garantisce che le proposte popolari diventino legge solo se hanno un consenso ampio tra i cittadini. Si tratta di un grande passo in avanti nel progetto di potenziare gli strumenti di democrazia diretta, che vengono armonicamente integrati nel sistema di democrazia rappresentativa: con la proposta all’esame delle Camere si offrono ai cittadini nuove opportunità di partecipazione politica e al Parlamento la ricchezza di nuovi strumenti di dialogo con il paese.

Restano altri aspetti critici del Ddl. Come i limiti di materia. Crea perplessità soprattutto la possibilità di referendum propositivo sulle leggi di spesa purché siano indicate le coperture, mentre la materia tributaria è esplicitamente esclusa per il referendum abrogativo. Non c’è il rischio di impattare sulla legge di bilancio?

Il referendum propositivo è escluso sulla legge di bilancio perché essa è presentata dal Governo e la riforma proposta esclude dal referendum propositivo le leggi ad iniziativa riservata. La materia tributaria è esclusa dall’abrogativo perché la natura di tale istituto è incompatibile con la copertura finanziaria. Al contrario con l’iniziativa popolare rafforzata è possibile presentare una proposta che incida su aspetti tributari, ma deve essere supportata dalle necessarie coperture finanziarie. In ogni caso il requisito di omogeneità della proposta non consente in nessun modo di intervenire a “largo spettro” sul sistema tributario. Inoltre le coperture sono controllate dalla Corte Costituzionale, che già effettua un analogo controllo nei giudizi di legittimità promossi dallo Stato nei confronti delle leggi regionali.

L’aspetto che più preoccupa i costituzionalisti è tuttavia un altro: la possibilità del cosiddetto “ballottaggio” tra la proposta di legge del comitato referendario e la legge eventualmente approvata dal Parlamento. Secondo i critici, in questo modo si crea un conflitto tra volontà popolare e la decisione del Parlamento, con il rischio di “sfiduciare” quest’ultimo.

Si pensa davvero che il Parlamento non sia in grado di contrapporre un progetto capace di raccogliere un maggior consenso popolare rispetto alla proposta dei promotori? Sono convinto che l’impianto della proposta valorizza il ruolo del Parlamento che è chiamato a dialogare con i cittadini. L’esperienza storica dei referendum abrogativi e costituzionali dimostra poi il rischio di sfiduciare il Parlamento non c’è.

C’è anche un altro risvolto del cosiddetto “ballottaggio”: se il corpo elettorale boccia la legge approvata dalla maggioranza del Parlamento non coinvolge indirettamente anche il governo?

Non è così, il referendum ha ad oggetto una proposta specifica e non il Governo. Soprattutto, non va vissuta come una partita in cui ci sono vincitori e sconfitti perché si tratta invece di un esercizio di democrazia con cui affermare la volontà popolare.

Il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli ha sottolineato un’altra importante implicazione: tra i poteri del presidente della Repubblica c’è quello di rimandare il testo alle Camere. Nel caso in cui vinca il progetto di legge del comitato referendario a chi dovrebbe rimandare il testo il Presidente? Si dovrebbe indire un altro referendum? 

In questo caso la proposta prevede che ci sia già stato il controllo della Corte Costituzionale. Come ha detto in audizione il presidente emerito Onida, è la stessa situazione che si presenterebbe con leggi costituzionali dopo che si sia svolto il referendum costituzionale.

L’emendamento approvato in commissione sul quorum si estende anche al referendum abrogativo. Interverrete comunque sull’articolo 75?

La cancellazione del quorum strutturale e l’introduzione del quorum approvativo del 25% anche per il referendum abrogativo prevista dall’emendamento dell’opposizione che abbiamo fatto nostro è per noi un grande risultato, che rende inutile ogni altra riforma dell’art. 75.

 

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