Riccardo Fraccaro BLOG

Democrazia diretta in Trentino: referendum confermativo senza quorum per salvare le istituzioni

power-to-the-people02Dopo aver toccato il fondo con l’approvazione dell’ennesimo compromesso al ribasso sui vitalizi, il Consiglio provinciale di Trento ha di fronte a sé un’opportunità unica che non può lasciarsi scappare. L’obiettivo deve essere quello di riconquistare la fiducia dei cittadini. L’opportunità di rinnovare la legge n.3 del 2003, che con lungimiranza era stata scritta a seguito della riforma statutaria del 2001, è servita su un piatto d’argento dall’iniziativa popolare di Più Democrazia in Trentino. Oltre a migliorare gli istituti del referendum propositivo, rendendolo vincolante, e prevedere un gamma completa di strumenti partecipativi al fine di favorire un’interazione a tutti i livelli tra istituzioni e cittadini, la vera novità della proposta di legge popolare è l’introduzione dell’istituto del referendum confermativo. La politica non può far altro che accogliere positivamente una simile novella legislativa. Mettendo questo strumento nelle mani dei cittadini la politica dimostra di non aver paura della cittadinanza e di varare leggi nell’interesse esclusivo della comunità.

I consiglieri provinciali hanno tuttavia l’obbligo di migliorare ulteriormente alcuni dettagli contenuti nella proposta popolare. Per allinearsi con gli standard delle democrazia occidentali più evolute, il referendum confermativo deve essere obbligatorio per tutte le norme e le relative modifiche che riguardano la forma di governo e i diritti referendari. Nel caso trentino parliamo quindi delle leggi relative al comma due dell’articolo 47 dello Statuto. Specificatamente, l’auspicio è che venga introdotta la clausola di obbligatorietà al referendum confermativo per le leggi sulle modalità di elezione del Consiglio provinciale, del Presidente della Provincia e degli assessori, i rapporti tra gli organi della Provincia, la presentazione e l’approvazione della mozione motivata di sfiducia nei confronti del Presidente della Provincia, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con le predette cariche, nonché l’esercizio del diritto di iniziativa popolare delle leggi provinciali e del referendum provinciale abrogativo, propositivo e consultivo.

I principi da tutelare sono semplici. Quando il Consiglio legifera su norme che riguardano se stesso, i cittadini devono sistematicamente essere chiamati a confermare o meno l’entrata in vigore di tali norme. La previsione di un articolo che inserisca l’obbligatorietà non è in contrasto con la previsione dell’art. 47, in quanto amplia e non restringe le possibilità di intervento degli elettori sulla scelta delle leggi fondamentali. Se il problema è il costo delle operazioni referendarie si può accorpare il referendum con altre consultazioni (Europee, Politiche, Comunali). Inoltre, non vi è nemmeno il problema della velocità. Lo sappiamo che la fretta è cattiva consigliera nonché nemica dell’anima. Infatti, anche il Codice di Buone Pratiche in Materia Elettorale del Consiglio d’Europa raccomanda la massima condivisione della materia, e di non modificare mai la legge elettorale nei 12 mesi antecedenti le consultazioni. La stabilità della legge elettorale, che permette di prepararsi con regole certe e conosciute, prevale sulle altre considerazioni.

Infine, per quanto riguarda il quorum, appare ormai assodato che vada abolito. La Commissione di Venezia ne raccomanda caldamente la rimozione definitiva, mentre le statistiche dimostrano inesorabilmente che il quorum frena la partecipazione. In Italia, la media dell’affluenza delle votazioni popolari con quorum è stata del 54,4% con una forte tendenza negativa, mentre la media relativa alle consultazioni popolari che non prevedevano nessun quorum è stata del 64,37%. E’ la prova che l’assenza del quorum comporta un’affluenza elettorale maggiore di quasi il 10%.

Per maggiori dettagli sulla proposta di legge di Più Democrazia in Trentino

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