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Costituzione: una riforma votata da partiti autolesionisti cancellerà la nostra Autonomia

Autonomia

Puntualissima è cominciata dal Festival dell’Economia di Trento la campagna elettorale del PD per la riforma costituzionale. Una riforma diligentemente votata nei vari passaggi in Senato e in Parlamento dagli esponenti locali che si definiscono autonomisti e che decreterà la fine dell’Autonomia trentina. Non è un caso che la campagna a favore del sì sia iniziata in pompa magna e col massimo dispiego dei mezzi di comunicazione proprio da Trento. La ministra Boschi è venuta a rassicurare gli elettori trentini che la loro Autonomia non corre alcun pericolo: peccato che meno di due anni fa abbia affermato di voler eliminare le regioni a statuto speciale. Affermazioni poi frettolosamente ritirate, di fronte all’ondata di impopolarità che rischiavano di arrecare all’improvvida ministra.

Portare a casa questa riforma, per la ministra Boschi, sembrava in effetti un’impresa quasi impossibile, ma per fortuna ha potuto contare sull’appoggio incondizionato di alleati di ferro: convinti dall’abile compravendita di cariche, poltrone e privilegi, PD trentino, PATT e SVP non ci hanno pensato due volte a genuflettersi di fronte a “Renzi il Magnifico”, votando e incensando la riforma Boschi e pavoneggiandosi sulla stampa di casa per essere riusciti ad ottenere una misera “clausola di salvaguardia”. Più che autonomisti, li dovremmo chiamare autolesionisti!

Perché la realtà dei fatti, purtroppo, è un’altra: anche senza entrare nel merito delle riserve avanzate da quanti hanno destato dubbi di legittimità su una legge di riforma Costituzionale approvata da un parlamento eletto con una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale e per restare nell’ambito locale, la riforma che si voterà ad ottobre impone una revisione punitiva delle autonomie locali e accentra i poteri nelle mani dell’uomo solo al comando. Per le Province autonome di Trento e Bolzano si tratta di un passaggio cruciale e irreversibile. Le modifiche al Titolo V della Costituzione avranno grandi e gravi conseguenze sull’autonomia del Trentino e su tutto il regionalismo. Nel nuovo Senato di nominati la Provincia di Trento conterà come il due di picche e quando ci renderemo conto che il peso politico dei deputati e dei senatori eletti nelle nostre valli sarà pari a zero, le nostre province saranno ormai prive di ogni difesa politica, in balia del Governo accentratore.

In questo scenario, nemmeno il nuovo Terzo Statuto (che al momento ancora non c’è) potrà salvarci, perché anch’esso dovrà passare al vaglio del Parlamento: ma un Parlamento con una maggioranza schiacciante (e questo grazie all’Italicum) e un Senato di nominati potranno mai votare in difesa dell’Autonomia trentina?

È sbagliato farsi illusioni, aggrappandosi alle clausole di salvaguardia, al Terzo Statuto o ricercando rassicurazioni che non ci sono, il programma di Renzi è semplice e chiaro da sempre e per le autonomie prevede una cosa soltanto: la totale cancellazione. L’unica possibilità di difesa che ancora abbiamo è quella di barrare la casella del NO al referendum del prossimo autunno.

 

Riccardo Fraccaro e Filippo Degasperi – MoVimento 5  Stelle del Trentino

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