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Con legge Daldoss far west dell’urbanistica: caso ex Argentina solo punta dell’iceberg

ex-argentina-arco-trentinoGià nel 2013, molto tempo prima dell’intervento della magistratura, il M5S aveva acceso i fari sulla vicenda Olivenheim. Lo aveva fatto con cognizione di causa, tanto che la nostra posizione concordava con quella dei comitati civici e accompagnava lo sconcerto dei turisti, palesato più volte anche sulla stampa. Per le nostre dichiarazioni fummo accusati di populismo.

Quell’esperienza nefasta aveva però dimostrato la bontà delle proposte del M5S: più potere ai cittadini con strumenti di democrazia diretta nello Statuto comunale (reali, non solo sulla carta) e commissioni edilizie costituite da tecnici al servizio dei cittadini e non al soldo del palazzo e dei costruttori.

Il M5S si era impegnato per mettere in campo misure a tutela del paesaggio e per assicurare un reale governo del territorio, ma la politica ha rigettato ogni proposta. A livello locale le istanze dei consiglieri comunali per disciplinare un istituto referendario accessibile ed efficace sono state smorzate sul nascere. In Provincia, in fase di approvazione della cosiddetta riforma Daldoss, il consigliere Degasperi aveva presentato degli emendamenti per escludere i politici dalle commissioni edilizie ed evitare processi di cementificazione selvaggia e di conflitto di interesse, ma anche questi furono cassati.

Tentammo anche la strada parlamentare, presentando un’interpellanza al Governo, per chiedere di impugnare la legge Daldoss in virtù del fatto che anche il resto del Paese si era adeguato alla sentenza del Consiglio di Stato che ha ritenuto la presenza di organi politici nella commissione edilizia, deputata a pronunciarsi su richiesta di autorizzazioni e concessioni edilizie, non più consentita dall’assetto normativo attuale. Era evidente che andava preservata la distinzione tra atti di indirizzo politico-amministrativo e atti di gestione, principio generale essenziale dell’ordinamento giuridico. Anche in quell’occasione il Palazzo si chiuse su se stesso, dando il via libera al far west dell’urbanistica.

Gli avvenimenti di Arco sono “la prova del 9”, che conferma la nostra ipotesi sulla nuova legge urbanistica: bocciata la variante 14 e sequestrato il compendio ex Argentina, in entrambi i casi a seguito dell’intervento della Magistratura. La politica provinciale si ravveda e metta subito mano alla legge accogliendo i nostri suggerimenti; così anche il sindaco Betta potrà restituire le eccedenze alla collettività ed evitare di accantonarli per le spese legali!

Riccardo Fraccaro e Filippo Degasperi

MoVimento 5 Stelle

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