Riccardo Fraccaro BLOG

Commissione Antimafia conferma rischio infiltrazioni mafiose in Trentino

Nel corso di questi anni il M5S ha denunciato ripetutamente il rischio infiltrazioni mafiose in Trentino, puntando i riflettori sulle medesime questioni che oggi leggiamo nella relazione della Commissione Antimafia. Le nostre preoccupazioni trovano, purtroppo, conferma, ma l’aspetto più grave in questa vicenda è il silenzio delle istituzioni in tutto questo tempo: nessuno, dal Governo che non ha mai risposto alle mie interrogazioni, alla Provincia agli Enti locali è mai intervenuto per regolamentare situazioni di rischio e per mettere in atto misure concrete di prevenzione della corruzione e del riciclaggio di denaro.

 

Durante il mio mandato parlamentare ho sollecitato più volte un intervento del Governo per chiarire una serie di presunte irregolarità soprattutto nel settore del porfido trentino, dove le concessioni per l’attività estrattiva vengono assegnate da decenni per affidamento diretto, una prassi che pone rischi concreti di infiltrazione della criminalità organizzata, in particolare della ’ndrangheta. In particolare avevamo lanciato l’allarme sul rischio infiltrazione criminale con l’interrogazione del 21 luglio scorso, rimasta come le altre senza risposta. L’assenza e la limitatezza di misure di prevenzione e sanzionatorie era stata confermata anche dalla Commissione Europea il 24 gennaio scorso, alla quale ci eravamo rivolti per verificare la regolarità dell’applicazione normativa nella regione Trentino-Alto Adige.

L’interpellanza che ho presentato il 2 agosto 2017 è solo l’atto finale di un’attività ispettiva accurata e martellante, non solo sul porfido trentino, ma anche sulla mancanza di trasparenza nelle pubbliche amministrazioni trentine. Le indagini capillari del M5S hanno messo in luce come, sia tra le Comunità di Valle sia tra i Comuni trentini, in troppi casi le norme di legge (decreto legge 33/2013) sulla trasparenza e la prevenzione della corruzione non vengano rispettate. Avevamo individuato le zone d’ombra su cui intervenire con misure di prevenzione, ma Governo e Provincia hanno continuato a eludere gli obblighi che prevedono di analizzare il contesto socioeconomico in cui operano le pubbliche amministrazioni, favorendo in questo modo il rischio di infiltrazioni criminali.

Politici e amministratori parlano spesso a sproposito di “trasparenza” e “partecipazione”, ma nei fatti non riescono a far rispettare questi principi basilari nemmeno quando sono previsti dalla legge: i casi che abbiamo messo in luce e i rilievi dell’Antimafia confermano che prendere sottogamba questi principi comporta rischi seri, perché neanche il Trentino può dirsi immune da certe problematiche. Il silenzio e l’inettitudine della politica locale e nazionale hanno un peso non indifferente in questa situazione».

Scarica la relazione finale 

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