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Carcere di Trento vicino al collasso, ma per il presidente Rossi va tutto bene. La mia interrogazione parlamentare

CARCERE DI TRENTO VICINO AL COLLASSO«Non più tardi di un mese fa il presidente Rossi, visitando il carcere di Spini di Gardolo, ne aveva dipinto un quadro idilliaco: contrariamente alla sua visione edulcorata, la situazione è invece profondamente critica, in quanto la struttura andrà presto incontro a un grave problema di sovraffollamento, dovendo accogliere una cinquantina di nuovi detenuti provenienti dal Veneto. Situazione che si accompagna alla già nota carenza di personale carcerario e che potrebbe portare a seri problemi di gestione, di cui Rossi deve dare immediata spiegazione». Il deputato M5S Riccardo Fraccaro denuncia il pericolo di collasso della struttura carceraria di Spini di Gardolo e lo fa con un’interrogazione parlamentare sottoscritta anche dai deputati Francesca Businarolo e Vittorio Ferraresi, della Commissione Giustizia Camera (di cui Ferraresi è anche capogruppo M5S).

Inaugurata nel 2011 come luogo detentivo all’avanguardia, in sostituzione del carcere di via Pilati a Trento e della casa circondariale di Rovereto, la struttura di Spini di Gardolo è frutto dell’Accordo di Programma Quadro del 2002 tra la Provincia autonoma, allora governata da Dellai, il Comune di Trento e il Governo italiano. «L’accordo – spiega Fraccaro – prevede determinate caratteristiche per la struttura, che può ospitare al massimo 240 detenuti. Caratteristiche riconfermate anche negli accordi successivi: l’atto aggiuntivo del 2008, anche questo sottoscritto da Dellai, la riunione del 28 giugno 2011 della Segreteria tecnica paritetica. In entrambe le occasioni era stato assicurato che non vi era alcuna previsione di superare i limiti di capienza. Sta di fatto che adesso i detenuti presenti sono circa 300. Stiamo già sforando i limiti previsti e a breve arriveranno altri 50 detenuti. Se a ciò aggiungiamo gli annosi problemi di carenza di personale, di cui ho chiesto spiegazione al Governo con due interrogazioni (4-06976 e 4-07333) ancora senza risposta, capiamo che la situazione è davvero al limite».

Fraccaro è tornato a sottolineare la carenza di organico con una terza interrogazione (4-09687) nel luglio di quest’anno e una serie di dati che la dicono lunga. «Il personale di polizia penitenziaria effettivamente a disposizione risulta di appena 130 unità, contro le 186 unità a disposizione al momento dell’inaugurazione nel luglio 2011, contro le 162 dichiarate sulla carta, ma soprattutto contro le 214 unità previste dalla pianta organica. A una situazione già critica, si aggiunge ora la notizia dell’imminente trasferimento di una cinquantina di detenuti dal Veneto. La popolazione carceraria incrementerebbe fino a 350 unità rendendo la struttura non più adeguata al numero di detenuti. Il presidente Rossi era a conoscenza di questi problemi, avendo visitato il carcere di recente, eppure ha fatto finta di nulla. Ma certo anche la posizione di Dellai, che all’epoca sottoscrisse gli accordi e adesso da parlamentare non si oppone a questa imposizione del governo, è del tutto incoerente. Ne diano immediata spiegazione, perché un quadro del genere non è accettabile, non consente al personale di lavorare in sicurezza e ai detenuti scontare la pena in uno spazio vitale umano e dignitoso».

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