Riccardo Fraccaro BLOG

Autonomia. Non solo un modello da difendere ma da esportare

trentino alto adigeIn questi giorni in cui imperversano le polemiche attorno all’autonomia del Trentino Alto Adige mi sembra opportuno ricordare la funzione di questo modello di decentramento amministrativo: rendere le istituzioni più vicine al cittadino e più attente al territorio, tutelare le peculiarità culturali e linguistiche e responsabilizzare gli amministratori e la cittadinanza.

Per questo motivo credo fermamente che il modello autonomistico sia un modello da esportare anche alle altre regioni d’Italia e non solo da difendere, chiudendosi a riccio, in funzioni di antiche e sempre meno attuali ragioni storiche. Il Trentino Alto Adige dovrebbe promuovere attivamente un progetto di trasformazione del sistema regionale in vigore per condurci alla costituzione degli Stati Uniti d’Italia.

Per valorizzare questo modello, però, è necessario risolvere le criticità nella gestione dello statuto che sono sotto gli occhi di tutti. Gli scandali a cui assistiamo in Trentino Alto-Adige rappresentano la cartina di tornasole di un utilizzo clientelare del sistema autonomista: i regali in formato di leaseback alle imprese amiche; i contributi a fondo perduto a categorie esclusive; il poltronificio delle Comunità di Valle; le nomine dei trombati nelle partecipate; i controlli ambientali pilotati; i giudici di nomina politica; la TAV e la svendita del territorio per poter rinnovare la concessione dell’A22; gli skipass stagionali in regalo ai funzionari della pubblica amministrazione; gli strumenti referendari manomessi; le tessere gratis per l’autostrada; i condannati nominati nella Commissione dei 12 o rieletti in Consiglio provinciale; i patti territoriali dei contributi a pioggia telecomandati a beneficio dei sodali; i contributi per la casa per poche e selezionate famiglie; i sindacalisti che festeggiano insieme ai politici la vittoria elettorale; le speculazioni immobiliari ai danni dell’ente pubblico; il finanziamento ai partiti provinciali, e chi più ne ha più ne metta.

Come è evidente, sono i partiti locali che hanno utilizzato male un legittimo strumento amministrativo quale è lo Statuto di autonomia, trasformandola sempre di più in una auto-loro. Per uscire da questo meccanismo che tutela solo la casta e non i cittadini, dobbiamo creare le condizioni per rigenerare la responsabilità sociale e smantellare il modello clientelare: bisogna promuovere la trasparenza e l’efficienza per poter esportare le migliori pratiche alle altre regioni. Solo così potremmo presentarci alle altre realtà locali come un modello da seguire e non come un privilegio da sfruttare.

Autonomia deve far rima con democrazia, dev’essere l’assemblea permanente di una politica aperta ai cittadini e non la roccaforte nella quale asserragliarsi per difendere sprechi e privilegi. Con questo proposito il M5S aveva proposto un emendamento alla legge di stabilità che garantiva la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento istituzionale allargato in fase di negoziazione tra Stato e Province di Trento e Bolzano per il raggiungimento dell’accordo da siglare entro il giugno 2014. Condivisione dei processi decisionali e trasparenza nell’attuazione delle scelte sono fondamentali per rendere lo Statuto della Regione esportabile come modello positivo di autogestione.

Se ciò non può accadere oggi, è perché l’autonomia è in mano ai vecchi partiti che ne stanno abusando: i loro piagnistei di fronte al malcontento dei cittadini sono  lacrime di coccodrillo. Solo con il rinnovamento della classe dirigente il Trentino Alto-Adige potrà esprimere tutte le proprie potenzialità e farsi promotore di un progetto di riforma di tutte le amministrazioni locali fondato su autodeterminazione, solidarietà, partecipazione e responsabilità.

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