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Assicurazione dei deputati: intervista a The Social Post

Sono passati esattamente 10 anni da quando Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo diedero alle stampe il loro libro, La Casta – Così i politici italiani sono diventati intoccabili. Il successo di quella denuncia ebbe ambia risonanza nell’opinione pubblica italiana, che cominciò ad interrogarsi su quella che era diventata a tutti gli effetti un’élite posta ai vertici dello Stato, del tutto slegata dai cittadini che avrebbe dovuto rappresentare.

Privilegi che ricordano la corte del Re Sole, più che un’amministrazione democratica, sono stati sviscerati e portati alla luce: vitalizi, indennità, rimborsi per viaggi, ricariche telefoniche e ristoranti. Tutte spese coperte dalle tasse. Costi di gestione che pesano sulle casse dello Stato quasi un miliardo l’anno, la maggior parte dei quali fagocitato dai dipendenti della Camera, come i deputati.

Tra le voci di spesa figura anche la loro convenzione assicurativa, la quale entra in vigore nel momento in cui i deputati assumono la carica.

La convenzione assicurativa dei deputati

Questa è completamente al di sopra di ogni polizza da colletti bianchi che le aziende pubbliche e private normalmente forniscono ai loro dipendenti. La vasta gamma di voci che ricopre, comprende anche danni subiti sia nell’esercizio della propria professione, sia “nello svolgimento di ogni altra attività che non abbia carattere professionale”. Che si trovi a casa propria, alla guida di un’auto o in qualunque altra circostanza, il deputato è coperto dall’assicurazione della Camera. Una confortevole situazione che non è applicata a nessun altro dipendete pubblico o privato, il quale, al massimo, viene coperto per il tempo che passa a lavoro, e per gli incidenti che possono capitare durante quel periodo e all’interno della struttura in cui opera.

L’eccezionalità di questa convenzione, che abbiamo potuto visionare dopo molte peripezie, e che si applica anche ai familiari o qualsiasi altra persona che il deputato indichi come beneficiario, ha dell’incredibile sia per le voci di copertura che comprende, sia per le condizioni totalmente a favore dell’assicurato.

Cosa copre e cosa prevede in caso di morte del deputato

Come recita la convenzione, nel 2013 stipulata con Ina Assitalia e Fondiaria Sai e in seguito con Generali s.p.a., “Per assicurati si intendono i deputati in carica, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche e di salute”. Un normale cittadino è sottoposto ad indagini di salute: deve presentare la sua anamnesi, la sua cartella clinica e, nel caso non adempia, non ha diritto alla prestazione assicurativa.

Un deputato affetto da una qualsiasi malattia, nel momento in cui firma l’assicurazione, non deve dichiararlo obbligatoriamente, perché “l’omissione della dichiarazione da parte della Contraente (la Camera dei Deputati, n.d.a) di una circostanza eventualmente aggravante il rischio, così come le incomplete o inesatte dichiarazioni all’atto della sottoscrizione della presente convenzione e successive variazioni, non pregiudica il diritto al risarcimento dei danni”.

Questo significa che se un deputato al momento di entrare in carica ha già una malattia terminale, o un qualsiasi altro grave disturbo che può portarlo alla morte, e non lo dichiara, non ci sono conseguenze sull’erogazione del risarcimento. In caso venisse a mancare nei cinque anni in cui è in carica, una somma determinata in base all’età, che varia dai 400mila ai 200mila euro, verrebbe pagata dall’assicurazione al beneficiario, perché l’omissione viene sempre intesa in buona fede.

Nessun cittadino potrebbe avere un accordo assicurativo tanto vantaggioso. La normale prassi, che prevede un’indagine di salute prima della stipula, e l’esclusione di alcune coperture, alzerebbe il costo di una simile assicurazione alle stelle. Senza contare che la società può rifiutare la stipulazione di un’assicurazione per motivi legati alla sua salute.

I danni contro cui il deputato è assicurato

Alcune bizzarre voci coperte per i deputati sono, ad esempio: le malattie tropicali (compresa la malaria), le punture e morsi di animali, i danni conseguiti durante escursioni in montagna senza scalate di rocce o accesso a ghiacciai, quelli derivanti da colpi di sole o di calore, da assideramento e dagli altri effetti della temperatura, nonché da fulmine, scariche elettrice, grandine e vento. Chiunque può arrivare a capire cosa comportano queste coperture portate alle estreme conseguenze: se un deputato si trova a Trieste e la sua pelle si screpola per la Bora, questi avrebbe la possibilità di chiedere un risarcimento all’assicurazione per la crema idratate che ha comprato. Così come l’avrebbe se una vespa lo pungesse nel giardino di casa.

Inoltre, siccome la previdenza non è mai troppa, non sono esclusi danni causati da “calamità naturali quali ad esempio: movimenti tellurici, terremoto, bradisismo, inondazioni, alluvioni ed eruzioni vulcaniche”. Un bel vantaggio in un Paese con un territorio altamente sismico e una gestione inefficiente e continua dell’emergenza in ben tre Regioni, i cui Comuni troppo vicini alle coste o ai fiumi (cioè la maggior parte) vengono spesso inondate e sommerse dal fango.

Rientrano tra le voci coperte anche quegli infortuni conseguenze di “sforzi o movimenti propri”, come un esercizio troppo azzardato in palestra o inciampare; le “ernie addominali di causa fortuita, violenta ed esterna”. E se l’ernia non è operabile un indennizzo del 10% della somma prevista viene corrisposta per il caso di invalidità permanente totale.

Non solo, il deputato riceve il risarcimento anche per i danni “subiti in stato di ebbrezza, malore o incoscienza”. Quindi se l’onorevole si ubriaca e si mette alla guida della sua auto provocando un incidente, verrà risarcito. Anche perché l’ultima voce completa il quadro, prevedendo i danni “imputabili a colpa grave dell’Assicurato stesso o del beneficiario”. Per “colpa grave” si intende un’azione fatta con negligenza volontaria. Ad esempio, passare con il rosso e provocare un sinistro, anche se sono coinvolte altre persone. In questo caso un deputato, il quale non ha rispettato una precedenza, magari, o il codice della strada, ha diritto ad essere risarcito.

In questa situazione è meglio prevenire le reazioni di un popolo risentito dai privilegi della classe politica. Quindi, se in perfetto stile giacobino, ci fossero “insurrezioni, sommosse, tumulti popolari, rappresaglie faziose“, almeno l’assicurazione dovrebbe pagare i danni. La lista continua includendo “Atti vandalici e dolosi, terrorismo, atti di violenza anche se conseguenti a fatti di carattere politico e/o sociale e/o sindacale“.  

I costi e chi paga

La convenzione assicurativa ha un costo di circa 1 milione 200mila euro l’anno. La spesa, secondo quando si evince dal Progetto di Bilancio per la Camera dei Deputati del 2016, è ripartita tra la Camera e i deputati stessi. I costi da addebitarsi alla Camera, quindi ai cittadini direttamente, sono di 350mila euro l’anno. Il resto, che viene decurtato direttamente dallo stipendio al lordo dei deputati (i quali guadagnano 12mila euro netti al mese) è di 850mila euro.

Questa percentuale è stata decisa dall’Ufficio di Presidenza tramite una delibera fatta durante le precedenti legislature. È quindi una scelta diretta della Presidenza della Camera.

L’onorevole Riccardo Fraccaro (Movimento 5 Stelle), che da tempo porta avanti la battaglia per abbattere una simile prassi, in un’intervista esclusiva per noi di The Social Post, ci ha spiegato meglio il funzionamento: “Questa è un’assicurazione obbligatoria per i parlamentari. Cioè i parlamentari non possono scegliere se pagarla o meno, devono pagarla. Perché sia sostenibile è necessario fare una massa critica di denaro che va in un fondo e serve a coprire questa polizza assicurativa. Per la maggior parte, stiamo parlando di più di due terzi, la pagano i parlamentari, per un rimanente, che corrisponde a 350mila euro l’anno, la paga ancora la Camera“.

Impossibile per i cittadini reperire le informazioni

Abbiamo riscontrato, mentre ci occupavamo dell’indagine, la difficoltà nel recuperare queste informazioni. Se questo vale per dei giornalisti, che hanno dovuto faticare per reperire anche solo le cifre esatte, per un cittadino l’impresa si rivela impossibile. L’Ufficio stampa della Camera dei Deputati, contattato molte volte, non ha saputo (o voluto) fornirci una copia della convenzione. Nonostante abbiamo più volte scritto e telefonato, il responsabile dell’Ufficio, Stefano Menichini, e i suoi collaboratori non hanno avuto un atteggiamento cooperativo, nemmeno in nome del principio della trasparenza tra i cittadini e le istituzioni: le risposte che abbiamo ricevuto variavano dal non essere in possesso della convenzione assicurativa di cui avevamo bisogno, alla promessa di spedircelo appena trovata (perché è stato anche pronunciato un “non lo troviamo” una volta). Chiaramente la convenzione non è mai arrivata, e l’Ufficio ha svolto a dovere il suo compito di ritardare il lavoro della stampa.

Fraccaro ha così spiegato la motivazione dell’ostruzionismo delle istituzioni in relazione ad un tema di interesse pubblico: “Non sono dati che solitamente vengono rilasciati agli esterni. Io penso di aver avuto accesso in qualità di Segretario all’Ufficio di Presidenza, che deve comunque analizzare il Bilancio della Camera dove ci sono queste voci, quindi sono giustamente tenuti a fornirmi tutti i dati per valutare il Bilancio“.

Proprio da questa circostanza è iniziata la crociata del parlamentare: “È nata così. Ho scoperto questa voce perché nel Bilancio ci sono 350mila euro destinati all’assicurazione e ho detto: ‘Aspe’, fatemi vedere dove vanno questi soldi e per quale assicurazione’. Quindi ho avuto modo di vederla e di leggerla“.

Riccardo Fraccaro: il tentativo di abolirla

Nel 2013, alcuni onorevoli pentastellati appena eletti si trovarono a firmare dei documenti burocratici legati al loro nuovo status. Tra questi c’era la loro convenzione assicurativa, la quale entrava in vigore nel momento in cui i deputati entrano in carica.

La questione che fece indignare i 5Stelle, appena eletti con la promessa di abbattere i privilegi e riportare i cittadini al centro della vita politica, riguardava il contenuto della loro assicurazione. Una volta letta la convenzione, il Movimento si è mobilitato per eliminarla. È stata in seguito oggetto di una proposta parlamentare portata avanti da Riccardo Fraccaro, Segretario all’Ufficio della Presidenza i quota Movimento. Il 3 agosto 2016, il deputato, durante una sessione di Bilancio, fece un’intervento in cui chiedeva spiegazioni in merito ad un’assicurazione che comprendeva circostanze assurde. “Terremoti, alluvioni ed eruzioni vulcaniche. Paghiamo assicurazioni ai deputati se subiscono un infortunio in caso di ebbrezza”, ha detto indignato Fraccaro in Aula.

La votazione dell’ordine del giorno lo scorso agosto però non ha avuto i risultati sperati. La proposta è stata respinta con soli 122 voti favorevoli, e 277 contrari, su un totale di 414 deputati presenti. Alcuni parlamentari, intervistati, hanno spiegato la loro contrarietà alla proposta 5Stelle dicendo di non sapere nemmeno per cosa si votasse, o cosa contiene, in effetti, la loro assicurazione. La questione trascende la prassi molto matura di non votare una mozione presentata da una forza politica avversa, anche se condivisibile. Centinaia di deputati, e la prova è nelle interviste fornite da una lunga serie di inviati sulle questioni più disparate, non hanno la minima idea di cosa stiano votando. Non seguono la discussione in Aula, non ascoltano gli interventi dei colleghi, non leggono cosa c’è scritto sull’ordine del giorno. Le cose, insomma, per le quali sono stati eletti, quello che dovrebbe essere il loro lavoro. Semplicemente, seguono le indicazioni del capogruppo e premono un pulsante. E se si rompono un dito nel farlo hanno un lauto risarcimento.

All’inizio della legislatura, quando si firmano e si compilano tutte le carte, anche per avere l’accredito dell’indennità e di tutte le voci stipendiali e si firma anche per l’assicurazione, però è inclusa. Quindi molti parlamentari neanche notano la cosa probabilmente, e per superficialità evidentemente“, ha spiegato Fraccaro, “È automaticamente corrisposta e prevista nell’erogazione dell’indennità da parlamentare. Quindi nel momento in cui si accede e si firmano per la prima volta gli atti per avere l’indennità e per entrare in Parlamento ad inizio legislatura, automaticamente si accetta anche questa condizione“.

La convenzione di quest’anno scadrà il 31 marzo e anche stavolta il Movimento ha intenzione di opporsi al rinnovo. Inoltre, c’è un’altra questione in ballo: “Si dovrebbe fare una gara d’appalto: la Camera in passato non ha sempre fatto gare d’appalto e, da quando c’è il M5S devo dire che, siccome la sola presenza spesso induce a comportamenti virtuosi, le gare si fanno. Ma comunque è un problema che io non mi porrei, perché vorremmo evitare proprio che si facesse una nuova assicurazione“.

Un’assicurazione inaccettabile

La volontà di eliminarla deriva da alcuni punti che il deputato ritiene particolarmente immorali, e per i quali si è speso in prima persona: “È molto costosa, e nessun datore di lavoro pubblico assicura per simili circostanze i suoi dipendenti. Molto raro anche nel settore privato. Direi che è totalmente inopportuno“. Le “circostanze” infatti vanno bel oltre l’esercizio della funzione pubblica, dato che i parlamentari sono coperti in ogni altro momento della loro vita: “Questo forse è l’elemento più immorale, perché compre anche il parlamentare in momenti di svago, come possono essere le vacanze, le ferie o attività che non sono legate alla legislatura. Pagare e coprire un parlamentare perché può avere un incidente mentre è in un’isola del Pacifico non mi sembra che sia, soprattutto in un periodo storico come questo, che sia eticamente sostenibile“, è l’opinione di Fraccaro.

Ma non è l’unico aspetto che non viene tollerato dal pentastellato: “In Italia abbiamo un parlamentare che si ubriaca e va alla guida di un’automobile, fa un incidente e se dovesse rompersi in maniera grave un arto e quindi avere delle conseguenze permanenti, verrebbe ripagato dai cittadini italiani. Nonostante il parlamentare fosse in stato di ebbrezza. Ma la cosa grave che quei parlamentari a cui noi abbiamo detto: ‘Guardate sta succedendo questo’ ci hanno deriso, ci hanno dato dei populisti. Gli italiani però continuano a pagare. È questo che non funziona: noi veniamo etichettati come i populisti però gli italiani pagano. Io posso anche accettare delle critiche di questo tipo, di esagerare, ma non posso accettare che gli italiani continuino a pagare“.

L’appello a Laura Boldrini

Ci sarebbe un modo diretto per evitare che questo privilegio continui ad esistere e ce lo ha spiegato proprio Riccardo Fraccaro: “Noi stiamo cercando di sollecitare la Presidente Boldrini, abbiamo varie lettere protocollate, di affrontare la questione. Potremmo anche risolvere la questione in Ufficio di Presidenza: se tutte le forze politiche con la maggioranza, fossero d’accordo. Se questo non succederà, porteremo il tema in Aula e durante la sessione di Bilancio daremo battaglia“.

Finora, la Presidente Boldrini non è stata molto collaborativa sulle questione, scansando le domande al riguardo da parte dei giornalisti. Stesso trattamento è stato riservato ai deputati del Movimento, come confermato dallo stesso Fraccaro: “Mai ricevuto risposta. Quindi sembra che ci sia la volontà di non affrontarlo, ma siamo convinti di riuscire ad ottenere questo risultato dopo tanti anni. Grazie alla pressione dei cittadini fuori e del Movimento 5 Stelle dentro, riusciremo a togliere questo privilegio“.

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