Riccardo Fraccaro BLOG

Ai partiti bugiardi non interessa l’Autonomia, ma solo tutelare la loro poltrona

A una settimana dall’approvazione in Aula, il dibattito attorno all’emendamento a mia prima firma, che proponeva di estendere il sistema di voto proporzionale anche alle province di Trento e Bolzano, non si è ancora esaurito. Segno evidente dell’interesse a discutere di una questione centrale per i nostri territori, ma segno anche degli “interessi” di tutt’altra natura che ruotano attorno alla legge elettorale, ben evidenziati dalle argomentazioni pretestuose di quanti hanno bollato l’emendamento e il suo proponente nientemeno che come “un pericolo per l’Autonomia”.

Argomentazioni false e fuorvianti, visto che l’emendamento proposto e votato in aula, non solo non andava a intaccare in alcun modo l’Autonomia e la specialità delle nostre province, ma avrebbe semplicemente introdotto un sistema elettorale proporzionale anche in Trentino-Alto Adige, dando più rappresentanza alle forze politiche locali. La tutela delle minoranze linguistiche, la soglia di sbarramento regionale del 20%, i collegi uninominali – al contrario di quanto affermato da alcuni politici, che hanno scomodato addirittura gli accordi internazionali e Alcide De Gasperi per giustificare il voto “eccezionale” delle nostre province – sono principi che l’emendamento non ha mai messo in discussione. Ad essere messa in discussione, eventualmente, sarebbe stata la sovra-rappresentanza che il sistema maggioritario, applicato localmente dal 1993 ad oggi, ha sempre garantito alla coalizione di centrosinistra.

Decine di costituzionalisti hanno evidenziato lo squilibrio di questo sistema. Nel resto del Paese i cittadini sarebbero andati al voto con una legge basata su tre principi: sistema proporzionale, assenza di coalizioni e quote di genere. Trentini e altoatesini, invece, avrebbero continuato a votare secondo le regole di un sistema maggioritario che favorisce le coalizioni, penalizza le opposizioni ed esclude le quote di genere. Un’eccezione ammantata da ragioni storiche e linguistiche, ma in realtà usata per assicurare la poltrona a precisi partiti e coalizioni.

Contro questa disuguaglianza, che sfrutta l’Autonomia e le minoranze nient’altro che come foglia di fico per coprire ben più prosaici interessi, il mio emendamento ha garantito anche a trentini e altoatesini i diritti di rappresentatività e uguaglianza del voto, come rilevato da altre voci politiche, non certo vicine al M5S, ma intellettualmente oneste, ad esempio il già deputato Marco Boato e il senatore Francesco Palermo.

Che il sistema maggioritario abbia favorito il radicamento locale di una ben precisa enclave politica e non la tutela delle minoranze linguistiche, lo testimoniano i fatti: ad eccezione del collega Florian Kronbichler dal dopoguerra ad oggi non è mai stato eletto in Parlamento un rappresentante di lingua tedesca al di fuori della Svp. Troppo spesso questo sistema è stato sfruttato per assicurare l’elezione di ben determinati politici, sul cui impegno non discuto, perché il punto è un altro: la specialità, la difesa delle minoranze linguistiche, le istanze legittime di autogoverno delle comunità locali non possono diventare il paravento per giustificare personalismi e ambizioni politiche.

Il mio emendamento ha evidentemente scompaginato gli schemi su cui per anni il centrosinistra ha basato il suo potere, ma accusare il M5S di essere contro l’Autonomia è ridicolo. Secondo la logica dei partiti locali, chi denuncia scandali, privilegi e accordi preelettorali è un nemico dell’Autonomia: io sono convinto, invece, che il nemico dell’Autonomia sia chi, ad esempio, vota leggi scandalose come quella sui vitalizi, taglia la sanità pubblica, cancella i punti nascita. L’Autonomia è sotto attacco non a causa del M5S, che, anzi, la vuole potenziare ed estendere, sia all’esterno (cioè appoggiando le istanze delle altre regioni, a partire dal referendum del 22 ottobre), sia all’interno (cioè ampliando la capacità gestionale e finanziaria dei Comuni). L’Autonomia è in pericolo a causa di chi in questi anni ha amministrato secondo logiche meramente clientelari e oggi a Roma appoggia le peggiori politiche centraliste. Il M5S vuole introdurre una legge elettorale democratica, che consenta ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti in maniera trasparente. Lo vogliamo per tutti i cittadini della Repubblica, senza discriminazioni a danno di alcun territorio e sempre tutelando l’Autonomia e le specificità locali.

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