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Programma sviluppo rurale, Fraccaro (M5S): «Vogliamo un Trentino provincia biologica d’Italia»

trentino_provincia_biologica_biologico_bio«All’assessore Dallapiccola non piace il biologico: una conferma della scarsa lungimiranza politica di cui l’assessore ha già dato prova in molte occasioni. All’agricoltura biologica, che potrebbe essere la cifra di riferimento su cui impostare la produzione agricola trentina dei prossimi anni, l’assessore ha deciso infatti di destinare solo le briciole del Programma di sviluppo rurale: 2,7 milioni di euro su un totale di oltre 300 milioni. Un ottantottesimo di quanto investe la Calabria, un centoquattresimo delle risorse destinate dalla Sicilia. L’unico record che detiene la nostra provincia è quello per l’uso di pesticidi». Sono le prime considerazioni del deputato M5S Riccardo Fraccaro a commento del nuovo Psr 2014-2020, oggetto in questi giorni di una pubblicizzazione a tappeto in tutto il Trentino.

«Sull’agricoltura biologica – spiega Fraccaro – le scelte politiche provinciali rivelano un ritardo preoccupante: i tempi sarebbero maturi per un ragionamento di sistema sulle enormi potenzialità di questo settore. Da tempo con il M5S chiedevamo alle istituzioni provinciali di attivarsi coinvolgendo sia i lavoratori del settore che i cittadini per arrivare alla stesura di un piano pluriennale che portasse il Trentino ad essere la prima provincia biologica d’Italia. Purtroppo dobbiamo constatare che non solo il nostro appello è rimasto inascoltato, ma soprattutto che le scelte politiche sono andate nella direzione opposta. Al contrario di quanto prevede il Psr, sono necessarie scelte strategiche più ampie, per dare sostegno al settore biologico: sia con un sistema di controllo più efficace, sia con politiche di incentivo alla conversione, sia mettendo a disposizione il personale tecnico dell’Unità Agricoltura Biologica della Fondazione Mach. Da settore di nicchia, il biologico è diventato uno dei maggiori ambiti di traino dell’agricoltura italiana e può diventarlo anche per il Trentino. Nel grande e caotico mercato globale, che azzera le differenze ed esige quantità che la nostra produzione non potrà mai soddisfare, il biologico e l’agricoltura sostenibile potrebbero davvero garantire un futuro all’agricoltura trentina, sia in termini di qualità che di reddito. Perché valorizzano le tipicità e si accompagnano perfettamente con l’idea di turismo diffuso tanto importante per i nostri borghi rurali. Pensiamo alla forza di attrazione che il marchio di “provincia biologica” potrebbe esercitare sui mercati nei prossimi anni. Una scelta priva di controindicazioni e con ricadute vantaggiose per tutti: economiche per agricoltori, albergatori, esercenti; di salute e benessere per residenti e turisti».

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