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Rientro capitali esteri, per colpa di Rossi la Provincia di Trento rischia di perdere 20 milioni di euro

rientro-capitali-367x250«Il governo finto-autonomista della provincia di Trento ci ha abituati alla cantilena che non ci sono soldi a sufficienza e nel frattempo taglia a destra e a manca, cominciando dai servizi pubblici essenziali. Ma quando ha la possibilità di incassare 20 milioni di euro si tira indietro. Perché? Forse il governatore Rossi pensa che non ce ne sia bisogno, tanto ci sono i risparmiatori trentini da salassare, per rimpinguare le casse provinciali». È l’affondo del deputato M5S Riccardo Fraccaro, che si chiede come mai la Provincia di Trento abbia rinunciato ad incassare quasi 20 milioni di euro derivanti dalla voluntary disclosure, ovvero la collaborazione volontaria per l’emersione dei capitali all’estero, e ha presentato il 14 gennaio di quest’anno un’interrogazione al Ministro dell’economia e delle finanze.

«I depositi esteri dei contribuenti trentini – spiega Fraccaro – ammontano a circa 308 milioni di euro; di questi, 46,4 milioni rientreranno in Italia. I maggiori gettiti destinati alla Provincia di Trento sono stimati in quasi 20 milioni di euro. Il Governo Renzi, con la legge 153/2015, ha però previsto che tali gettiti siano incamerati dallo Stato, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale n. 246/15 abbia recentemente affermato il principio opposto: il gettito extra, in quanto risorsa derivante dalla lotta all’evasione fiscale, non rappresenta una nuova entrata e pertanto spetta alle regioni e alle provincie autonome. Lo Stato non ha alcun titolo per incamerarlo se non per la quota determinata dallo Statuto di autonomia. Sarebbe una bella notizia per il Trentino, se non fosse che la nostra Provincia ha inspiegabilmente deciso di ritirare il ricorso fatto a suo tempo contro la legge 14/2013, ricorso che si è concluso con la sopracitata sentenza della Corte Costituzionale a favore delle province autonome.  L’unica a far valere i propri diritti è stata la Sicilia, che ora può giustamente incassare quanto le spetta. Trento e Bolzano no, preferiscono a quanto pare, lasciarli allo Stato. Cosa si potrebbe fare con 20 milioni di euro è presto detto: tenere aperti i punti nascita periferici, evitare i ticket sanitari sulle ricette mediche, evitare i tagli agli asili nido. Il welfare trentino è alla canna del gas: non possiamo permetterci di rinunciare a un’entrata di tale portata. Ma forse il presidente Rossi è convinto che i Trentini navighino nell’oro».

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