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Democrazia diretta nei comuni: la Giunta provinciale intervenga per far applicare la legge 11/2014

foto gruppo conf stampa«Il termine del 9 dicembre 2015 è trascorso senza che la maggior parte dei comuni trentini abbia recepito i contenuti della legge regionale 11/2014 sulla democrazia diretta. La Giunta provinciale, che sarebbe dovuta intervenire entro un mese per far rispettare la legge, è rimasta in silenzio. Un silenzio grave, in quanto sono a rischio i diritti di partecipazione popolare. Chiediamo quindi al presidente Rossi di intervenire immediatamente per garantire il rispetto dei diritti politici fondamentali a livello locale». Lo dichiarano i portavoce M5S Riccardo Fraccaro e Filippo Degasperi – quest’ultimo ha depositato ieri un’interrogazione – a proposito della legge regionale 11/2014, che grazie al M5S ha introdotto importanti strumenti per allargare la partecipazione dei cittadini alla politica locale (referendum confermativo statutario senza quorum, limiti nel numero di firme necessarie all’indizione di un referendum, prolungamento dei termini per la raccolta delle firme e limiti anche ai quorum richiesti per la validità dei referendum) e che avrebbe dovuto essere recepita entro il 9 dicembre 2015 da tutti i Comuni del Trentino Alto Adige con la modifica degli Statuti. Stessa cosa è accaduta all’odg a firma Degasperi che prevedeva la nomina per sorteggio dei revisori dei conti comunali, principio caldeggiato anche dalla Corte dei Conti. Approvato nel 2014, l’odg dava alla Regione e alla Provincia un anno di tempo per legiferare, ma ad oggi è rimasto lettera morta.

«Solo in pochissimi comuni – spiegano Fraccaro e Degasperi – e solo dietro il pressing dei consiglieri M5S i contenuti della legge 11/2014 sono stati recepiti. Ma la maggior parte dei comuni manca all’appello. In base alle norme che regolano gli ordinamenti comunali, qualora i comuni non riescano a recepire atti obbligatori per legge, la Giunta provinciale ha l’obbligo di intervenire a mezzo di un commissario entro 30 giorni. Oggi è il 16 gennaio e la Provincia non ha ancora fatto nulla. I partiti parlano a vanvera di partecipazione, ma evitano accuratamente qualsiasi azione concreta. Questo atteggiamento è la dimostrazione che qualsiasi iniziativa tesa ad estendere la partecipazione dei cittadini viene sistematicamente osteggiata: nei casi migliori ci si è limitati ad approvare il minimo sindacale, ostacolando ogni tentativo di approfondimento. Allargando la partecipazione popolare alle attività istituzionali, i cittadini avrebbero la possibilità di pronunciarsi per esempio sulla costruzione di un’opera, di decidere su determinati finanziamenti, di richiedere più trasparenza. Ecco perché questa legge è stata in tutti i modi boicottata. Ma si tratta pur sempre di una legge, che va applicata. E adesso il Presidente Rossi ci deve dire cosa intende fare per quei comuni che ancora non l’anno recepita e assicurare che tutti i cittadini abbiano pari diritti».

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