Riccardo Fraccaro BLOG

Il M5S contro la svendita di Bankitalia

cinquestelle_02_MGzoomOggi abbiamo protestato in Aula contro il decreto sulla svendita di Bankitalia, lo specchio della politica vigliacca del Governo e della maggioranza variabile che lo sostiene: Letta fa il lupo con gli agnelli, spremendo le fasce più deboli, e l’agnello con i lupi, regalando 7,5 miliardi di euro alle banche. Un provvedimento incostituzionale, che dà in pasto la banca nazionale agli istituti di credito, anche stranieri, sottomettendo la politica monetaria del Paese ai poteri forti. Un’autentica mostruosità giuridica, un golpe politico-finanziario che solo un Governo di marionette poteva partorire. Per la prima volta nella storia parlamentari, abbiamo deciso di occupare l’emiciclo ed interrompere il voto di fiducia. 

Era nostro dovere opporci in tutti i modi a questo provvedimento. L’articolo 47 della Costituzione stabilisce che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Con il decret voluto da Letta, invece, il diritto al risparmio viene calpestato per realizzare una speculazione di Stato. Il Governo prevede che la Banca d’Italia, utilizzando le proprie riserve, porterà il proprio capitale dagli attuali 156.000 euro, un valore ovviamente simbolico, a 7,5 miliardi di euro. In conseguenza di ciò, le quote dei soci privati (quali Banca Intesa e Unicredit), verranno rivalutate a 25.000 euro ciascuna. Con questa alterazione del valore del capitale, nei bilanci degli azionisti privati entreranno miliardi di euro, che però derivano da un fondo di riserve incrementatosi nel tempo grazie alle attività svolte in regime di monopolio dalla Banca d’Italia. Sono soldi pubblici. Quindi, se c’è una banca che deve essere in mano pubblica questa è la Banca d’Italia. Istituto di diritto pubblico, banca centrale della Repubblica italiana, autorità nazionale competente nel meccanismo di vigilanza: tutte attività che richiedono una totale indipendenza rispetto ai soggetti regolati. Invece, con il decreto del Governo, i controllati diventeranno controllori.

Siamo di fronte alla solita soluzione all’italiana, che prevede di destinare i profitti ai privati e di riversare le perdite sulle casse pubbliche. Al contrario, ciò che il Parlamento dovrebbe fare è trasferire allo Stato la proprietà del capitale di Bankitalia, in base alla stessa legge 26 del 2005. L’istituto non può essere svenduto agli istituti di credito con un colpo di mano che ribalta completamente gli assetti proprietari della Banca d’Italia. Si crea un mastodontico caso di conflitto di interessi, aggravando il vulnus democratico che pesa come un macigno sul nostro Paese.

Per evitare questo obbrobrio, sarebbe bastato approvare le due proposte del MoVimento 5 Stelle: stralciare dal decreto le norme su Bankitalia per lasciare che fosse il Parlamento ad occuparsi della sua riforma nel senso di quanto prospettato dalla legge del 2005, e sostituire l’Imu con la slot tax, per far pagare le tasse ai concessionari del gioco d’azzardo invece che ai cittadini. Invece il Governo e la maggioranza hanno voluto fare l’esatto opposto gettando fumo negli occhi degli italiani: ma è evidente che le norme sull’Imu rappresentano soltanto la foglia di fico con cui cercano di coprire la vergogna di questo provvedimento, che serve su un piatto d’argento la Banca nazionale ai gruppi privati per completare lo smantellamento della nostra sovranità nazionale. Ma aveva ragione Ezra Pound: “i politici non sono altro che i camerieri dei banchieri”. E questi partiti la divisa da maggiordomi del potere ce l’hanno cucita addosso.

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